Luca Barbieri costruisce il suo esordio su Dampyr — ambientato a Fordlândia, insediamento industriale inghiottito dalla foresta amazzonica e oggi poco più di un rudere che qualcuno vorrebbe riportare in vita — intorno alla figura di Camille Monfort, cantante lirica francese e non-morta nata dalla penna dello scrittore brasiliano Bosco Chancen nel romanzo gotico Após a Chuva da Tarde (2021) e diffusasi su Internet, in pochi anni, come leggenda urbana.
Camille funziona. Non è un personaggio trascendente, ma tra gli ammiccamenti alla leggenda e la costruzione narrativa che Barbieri le dedica riesce, grazie al fascino con cui viene disegnata, a non scivolare via in maniera piatta. Ne viene fuori un'avventura che si lascia leggere e che, in certi passaggi, risulta anche piacevole. Peccato che la multinazionale cattiva sia poco più di un cliché e rimanga puro fondale senza nessuna ambizione.
Al contempo, la foresta amazzonica, che avrebbe tutto per essere protagonista silenziosa, rimane anch'essa sullo sfondo.
Le tematiche ambientali e sociali che la location porta con sé vengono sfiorate con superficialità. Il risultato è un'avventura godibile ma troppo chiusa in sé stessa, priva di respiro: e la solita rigidità di Harlan e Kurjak (con il loro approccio del prima spara e poi eventualmente chiedi) non aiuta.
Andrea Dal Campo realizza ancora una volta un buon lavoro. Ottima la cura dei volti, l'intensità delle scene action e la valorizzazione delle location.
Un'altra disamina di quest'albo sul blog del nostro Marco Corbetta



















