Gigi Simeoni fa il suo esordio su Dampyr e lo fa con forte personalità, entrando in scena con carattere e ritmo per declinare i personaggi con sfumature e dettagli molto personali, pur senza scardinare i fondamenti della testata.
Da un lato introduce un nuovo Maestro della Notte, Xaphan — entità psicologica priva di un corpo proprio — e, insieme a lui, un nuovo Amesha di stanza ad Alençon, Camille Lacourt. Dall’altro ambienta la storia nel 1944, sulle spiagge della Normandia, portando Harlan, Tesla e Kurjak in un contesto bellico che richiama apertamente le atmosfere partigiane già esplorate dall’autore nel suo La corsa del lupo (Le Storie, numeri da 76 a 78). Un ritorno alla ferocia del nazi-fascismo, filtrato però attraverso il respiro del fantastico dampyriano come da tradizione della testata.
Il risultato è una storia rapida, quasi compulsiva nel suo alternare scontri, inseguimenti, agguati, in cui il contesto storico diventa presto sfondo.
Simeoni sceglie l’azione come linguaggio principale e, come anticipato, modella i protagonisti di conseguenza attraverso dialoghi taglienti, atteggiamenti quasi da action movie e un dinamismo che può spiazzare ma che, alla fine, riesce ugualmente ad integrarsi con la cornice del racconto, pur proponendo i personaggi con una verve alquanto insolita.
Sul comparto disegni, Dario Viotti accentua con decisione il versante più crudo, con anatomie, ferite ed espressioni tesissime: il risultato è forte e dinamico. Meno convincenti invece gli sfondi, ridotti all’essenziale, e qualche posa un po’ rigida nei momenti più arditi, ma nel complesso il segno funziona e regge la frenesia impostata dallo sceneggiatore.
La trama scorre bene, senza veri picchi emotivi ma con una semplicità di fondo che rende l’albo godibile per un episodio che non reinventa Harlan, ma che prova — con decisione — a pensare un tono diverso per il personaggio. Una traiettoria personale che potrebbe diventare interessante, se ci sarà spazio per svilupparla e che, al momento, rappresenta un unicum al contempo piacevole e straniante.



















