: 03 / short review
7,0voto
7
Short Review

"Teenage Mutant Ninja Turtles" #13 di Porter & Shelfer

Un numero di “mezzo” per i fratelli Hamato

Si ritorna a parlare di mutanti e, nello specifico, delle Teenage Mutant Ninja Turtles che approdano con questo n.13 ad uno spartiacque. Un numero filler, quindi, che si lega alla serie lanciata da Jason Aaron e introdurrà quella del nuovo team creativo, composto dallo sceneggiatore Gene Luen Yang e dal disegnatore Freddie E. Williams II.
La storia in questione, invece (dal titolo Fratelli),  è una disamina molto equilibrata tra le quattro tartarughe e i loro flussi di coscienza. Ognuna di esse si lascerà andare (chi più, chi meno) in una serie di racconti che hanno vissuto prima delle avventure che abbiamo visto nel precedente arco narrativo. Da Michelangelo che narra le sue visioni da star televisiva in Giappone ai pensieri più disordinati e sarcastici di Raffaello. Più intimo e malconcio Donatello (che ancora risente delle sue condizioni di salute), mentre Leonardo approfondisce un aspetto delicato del suo passato.
È in questo punto che si determina la condizione destinata a ricomporre i quattro in un legame da tempo assente, con una comunanza fraterna che - si presume - si manifesterà a partire dal prossimo numero.

Protagonisti di questa narrazione filler sono proprio loro, senza altri personaggi secondari a rubare la scena.
Kenny Porter, sceneggiatore di questo albo, prende le redini psicologiche lasciate da Aaron e mette nero su bianco un “lascito” niente male, mantenendosi fedele alla linea senza osare troppo. Lascia che la storia sia pacata, con le battaglie che avvengono solo nei ricordi e che, in un certo senso, non vanno ad intaccare la narrazione del presente, la quale invece si dimostra pacata e riflessiva.
Le chine e i disegni - rispettivamente di Maria Keane e Michael Shelfer accompagnati dai colori di Ronda Pattison - chiudono il quadro in maniera elegante e portano a casa il lavoro. Non c’è un paragone da fare con le diverse visioni e tecniche utilizzate da Juan Ferreyra nei numeri precedenti, ma è un lavoro che piace e rende solida la storia. 
Il comparto grafico lavora su forme decisamente più aperte e lasciando che il colore crei la sua “macchia” uniforme, creando una piacevole sensazione d’altri tempi.
In conclusione, questo n. 13 è ben fatto, con una storia che diventa funzionale alla continuity che dal prossimo mese avrà una nuova strada da intraprendere.

Nota a margine: questo albo presenta una foliazione più corposa rispetto ai dodici numeri precedenti, rendendo la storia più coinvolgente ma - chiaramente - generando un aumento di prezzo, che passa a 6€ al posto dei precedenti 4€. Vedremo se dal prossimo mese verrà mantenuta questa linea editoriale.

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Michele Tarzia · 06.04.2026 · 2 min di lettura
Michele Tarzia

Vivo nell'ombra dei miei pensieri, ai margini della mia memoria

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