Per farci "perdonare" un pochino dal grande Hermann (del cui declino abbiamo parlato ieri), recuperiamo questo suo ottimo one shot che, come successo per Hanno ucciso Wild Bill, era stato segnalato nella sezione uBC Monitor dal nostro Marco Pesce appena pubblicato a puntate su Lanciostory, per poi essere raccolto subito dopo in volume da Alessandro Editore (come auspicato nell'articolo stesso dal nostro ex redattore).
Luna di guerra
by Marco Pesce
Che cosa succede quando ad un banchetto di matrimonio i gamberetti risultano sgraditi ad un cliente? Se quel cliente è il signor Maillard, padre dello sposo e agricoltore tanto ricco quanto rude e volgare, e il padrone del ristorante è l'orgoglioso signor Berger dalla doppietta facile, l'ecatombe è assicurata! Se poi a raccontarci la storia ci si mettono autori del calibro di Jean Van Hamme e Hermann, il rischio che ne venga fuori qualcosa di memorabile comincia a farsi davvero alto.
La vicenda è in continuo crescendo: dal diverbio sui gamberetti si passa agli insulti, Maillard e il clan dei parenti abbandonano il locale minacciando di diffamarlo, Berger prende in ostaggio la sposa e la madre dello sposo cosicché i Maillard isolano e stringono d'assedio il ristorante-albergo, immerso nella campagna, decisi a riprendersi le donne con le armi.
Si parte, insomma, con il divertente e corrosivo ritratto di certa arricchita provincia francese (inevitabili i raffronti con la nostra realtà), con lampanti riferimenti alle atmosfere del filone più acido e grottesco della commedia all'italiana, ovvero a film come La grande abbuffata di Marco Ferreri o I mostri di Dino Risi, ma il procedere inesorabile verso il catastrofico epilogo finisce piuttosto per ricordare Cane di paglia di Sam Peckinpah.
Quel che stupisce è poi la vastità del cast impiegato e orchestrato da Van Hamme, già in ottima sintonia con Hermann anche se si tratta della prima collaborazione dei due: tra clan dei parenti, clan dei ristoratori e vari clienti dell'albergo troviamo decine di personaggi, decine di vicende paralelle, intrecci sentimentali, rancori, invidie, meschinità e gelosie assortite; decine di tasselli che alla fine si incastrano perfettamente nel quadro complessivo, risultando tutti, nessuno escluso, essenziali al procedere della vicenda. Una sceneggiatura a prova di bomba, insomma, che conferma Van Hamme ai vertici del fumetto franco-belga e mondiale. Se qualche volta capita di confondere alcuni dei personaggi, è perchè opere come questa nascono per l'edizione in volume unico e la lettura diluita in episodi può far dimenticare per strada qualche particolare. Speriamo arrivi, prima o poi, l'edizione in cartonato, magari con una qualità di stampa più decente di quella solita dei settimanali Eura (casa editrice da lodare, comunque sia, per la scelta di portare questi fumetti in Italia).
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