Prosegue il nostro viaggio tra le annate dei fumetti Bonelli con il 2011 di Dampyr, segnato dalla lunga avventura che porta Harlan e compagni a incrociare, tra mondi paralleli, Draka e Lord Marsden: un arco narrativo lungo e caratterizzante che domina l’intero anno. Non mancano però altri momenti significativi, come il ritorno di Jeff Carter e soprattutto di Lisa, l’addio a Bugsy Siegel, l’esordio di Giovanni Eccher e le prove avvincenti di Claudio Falco e Diego Cajelli.
Buon viaggio.
Dampyr n.130 "La casa delle cicogne"
di Mauro Boselli, Alessio Fortunato
Gennaio 2011
Lisa è tornata. Ancora. E con lei il carico di inquietudine che ogni sua apparizione si porta dietro, specialmente per Harlan. Mauro Boselli riprende le fila di un racconto disseminato negli anni (Dampyr n.32, n.64, n.84), aggiungendo un nuovo tassello nella tormentata relazione tra il dampyr e la sua amata.
Lisa è il centro emotivo dell’albo, e Harlan, ancora una volta, ne subisce il peso. In questa occasione lo vediamo più fragile, più umano, più solo: Tesla e Kurjak, pur presenti, sembrano osservatori distaccati. E se da un lato la distanza dei compagni amplifica l’empatia verso il protagonista, dall’altro accentua quel senso di alienazione che permea tutta la storia.
Peccato solo che, come già successo in passato, il rapporto tra i due avanzi di un solo lentissimo passo e che la tensione accumulata si consumi in uno scontro finale tanto annunciato quanto inconcludente. Lo sfondo narrativo, la casa delle cicogne, funziona molto bene: un luogo carico di simbolismi e ben costruito, che arricchisce la vicenda e dona profondità al dramma di Lisa.
Il comparto grafico di Alessio Fortunato, qui al suo esordio sulla testata, è all’altezza delle aspettative, soprattutto nel restituire il fascino doloroso di Lisa e l’atmosfera cupa del racconto. Unico neo: la somiglianza tra Lisa e Angelique, figlia di Anne Marais e personaggio di contorno che fatica a imporsi.
Nonostante la qualità della scrittura e dei disegni, la sensazione finale è quella di aver letto un lungo prologo: la storia sembra preparare qualcosa di grande, ma poi si chiude senza scossoni. Un altro giro, un’altra rincorsa. E Thorke, ancora una volta, si allontana.

Dampyr n.131 "Il carnevale dei dannati"
di Susanna Raule, Diego Cajelli, Marco Santucci
Febbraio 2011
Esordio e unica prova dampyriana per Susanna Raule, affiancata da Diego Cajelli, che per l’occasione confeziona un giallo dai toni horror ambientato nel carnevale di Lucerna.
L’intento è quello di ribaltare la struttura classica del whodunit, svelando già nel prologo chi muove i fili. Ma se l’intreccio folklorico arricchisce l’atmosfera, è proprio la sua esposizione verbosa, statica e didascalica a compromettere il passo narrativo.
Il tema delle streghe perseguitate nei roghi sa di già visto, e l’unico legame con la continuity della serie – una setta devota a Thorke – appare un po’ forzata e comunque periferica, senza reale impatto sullo sviluppo.
A dare valore all’albo è il comparto grafico: Marco Santucci riesce a creare un’atmosfera cupa e affascinante, valorizzando le scene d’azione e restituendo bene la teatralità del carnevale, anche se il volto di Harlan risulta talvolta poco riconoscibile.
Il finale, pur coerente, arriva senza sorprese e conferma una struttura narrativa che avrebbe beneficiato di maggior sintesi e tensione. Un albo che punta sull’ambientazione ma inciampa nei dialoghi e nella gestione del ritmo, lasciando la sensazione di un’occasione solo parzialmente sfruttata.
Dampyr n.132 "La donna nello specchio"
di Diego Cajelli, Alessandro Baggi
Marzo 2011
Quando l’orrore si fa onirico e visionario, Alessandro Baggi torna puntuale ai pennelli. Il suo tratto denso, quasi soffocante, disseminato di insetti e deformazioni kafkiane, è ormai una firma riconoscibile e sempre più in sintonia con le atmosfere più disturbanti di Dampyr. Non sempre a suo agio nei volti di Kurjak (e a tratti anche di Harlan), Baggi brilla invece nelle sequenze più dinamiche e nei rimandi all’horror anni ’50, che riesce a integrare con gusto e coerenza.
Protagonista della vicenda è Danica, giovane donna tormentata da visioni che sembrano allucinazioni, ma che presto si rivelano spie di una minaccia più concreta. Diego Cajelli imbastisce una trama che parte da presupposti già visti ma riesce comunque a farne un episodio godibile, dal ritmo sostenuto e ben calibrato tra azione e introspezione.
Pur con qualche scorciatoia narrativa (il veleno scaduto su tutte), la storia si fa leggere con piacere, grazie anche a una scrittura asciutta, poco verbosa, capace di valorizzare l’aspetto “visivo” senza appesantire. Danica è un buon personaggio, sfruttato con intelligenza: evolve, mostra fragilità e forza, e riesce a restare impressa anche se alla fine, come spesso accade, svanisce senza lasciare traccia.
Il ritorno di Lord Marsden è gestito con sobrietà: il suo scontro con Harlan avviene quasi per caso, ma l’inserimento è ben strutturato e funzionale, pur senza incidere davvero sul personaggio. Un buon albo, solido e scorrevole, che intrattiene senza strafare.
Dampyr n.133 “I vampiri di Londra”
Dampyr n.134 “La notte dei pipistrelli”
Dampyr n.135 “Città di ombre”
Dampyr n.136 “Harlan contro Draka”
di Mauro Boselli, Stefano Andreucci
Aprile - Luglio 2011
Quattro albi consecutivi, quasi quattrocento pagine, decine di personaggi, tre Maestri della Notte e un continuo oscillare tra passato e presente, realtà e letteratura, omaggio e riscrittura. Una costruzione monumentale che chiude alcune trame e ne apre di nuove, imponendosi come il ciclo più importante di questa annata.
Il racconto prende avvio da un addio annunciato, quello di Vera Bendix. Ex agente del SOE, alleata preziosa e appassionata di Harlan e compagni, Vera esce di scena in un commiato dolcissimo, poetico, che Boselli orchestra con lirismo e che Alessandro Andreucci rende memorabile con la sua consueta finezza grafica.
“È notte fonda, vero? Quanto manca al sorgere del sole?
L’eternità, agente Vera Bendix.”
È un incipit che possiede la forza di un epitaffio e che dà subito il tono a tutta la narrazione.
Da lì prende forma una storia corale, che accoglie numerosi personaggi: oltre al trio Harlan, Tesla e Kurjak, ritroviamo Dean Barrymore, Sati, James, Samantha King, Matthew Shady, Tiny, Lorena, Murphy, Simone Fane, Jack Tarrant e Hulagu. Fa la sua comparsa Lord Marsden e il racconto si dilata in un lungo prologo che spazia fino all’Ottocento, dove entrano in scena Bram Stoker, Ármin Vámbéry, Augustus Morningstar, Erlik Khan e ovviamente Draka. Una galleria di personaggi imponente che non resta sullo sfondo, perché la foliazione abbondante permette a Mauro Boselli di caratterizzare con attenzione anche i comprimari, senza lasciarli come semplici quinte.
I primi due albi si muovono su coordinate vampiresche “classiche”, con un affascinante excursus vittoriano reso con precisione filologica e con atmosfere gotiche irresistibili. L’omaggio a Bram Stoker non è mai pedissequo: Boselli rielabora e fonde reale, letterario e fantastico in un mondo immaginifico coerente e suggestivo. Eppure, non tutto fila liscio. La trovata “pseudo-scientifica” che spedisce Harlan e soci nell’epoca vittoriana – evitando il ricorso a Draka o ad altri espedienti narrativi – appare leggermente forzata, ma regge ugualmente grazie alla potenza visiva dei disegni di Andreucci. Carrozze, vicoli nebbiosi, inseguimenti, improvvise amnesie e colpi di scena costruiscono un quadro ricco di suggestioni, in cui letteratura e azione convivono senza stonature. La narrazione si fa spesso prolissa, appesantita da digressioni che rallentano il ritmo e rischiano di smarrire la tensione. È il prezzo di un progetto così ambizioso, che si dipana su più piani di realtà e che vede in scena così tanti personaggi.
La parte centrale, ambientata nella Londra alternativa del 1890, entra nel vivo con l’apparizione di Jack lo Squartatore e con la versione ottocentesca di Marsden, ignara delle trame - eccessivamente macchiavelliche - del suo doppio presente (far scontrare Harlan con il Draka alternativo per indebolire il Maestro della Notte presente e/o liberarsi del Dampyr).
Il quarto albo è quello della resa dei conti, una fase finale colma di azione e scontri altamente godibile e avvincente. Lo scontro tra Draka / Marsden / Harlan alza la posta in gioco e rivela tasselli importanti sulla natura dei Maestri della Notte e sul loro tabù di uccidersi a vicenda. Bella e inaspettata la trovata che lega Jack lo Squartatore a Michael, gemello perduto di Simon Fane.
Se i testi oscillano tra vertici di lirismo e passaggi più meccanici, i disegni di Stefano Andreucci sono invece quasi perfetti. È il suo canto del cigno per Dampyr – prima del ritorno con la storia contenuta nei numeri 298-299 – ed è difficile restare freddi davanti alla spontaneità e alla sincerità delle emozioni che trasudano dai suoi personaggi. Tesla raramente è stata così affascinante, i paesaggi londinesi hanno un respiro cinematografico, le battaglie sono orchestrate con una chiarezza rara. Pochissime sbavature in quasi quattrocento pagine, che confermano la statura di un artista eccellente.
La quadrilogia, nel complesso, è un’opera maestosa e a tratti imperfetta. Monumentale per ambizione e ricchezza di suggestioni, ma in alcune occasioni zoppicante per eccesso di personaggi da gestire e trame da districare. Rimane comunque una lettura affascinante per la capacità di rendere viva la letteratura vittoriana dentro l’universo dampyriano nonostante qualche coincidenza e artificio narrativo di troppo.
Dampyr n.137 "Gli implacabili"
di Giovanni Eccher, Maurizio Dotti
Agosto 2011
Giovanni Eccher, fa il suo esordio su Dampyr – e più in generale in casa Bonelli - e ambienta questa sua prima avventura dampyriana tra i suggestivi paesaggi del Salar de Coipasa in Bolivia. La storia dimostra fin da subito come l’autore sappia muoversi con sicurezza dentro le regole dell’universo dampyriano, riuscendo a confezionare un’avventura perfettamente “standard” e al tempo stesso capace di sorprendere il lettore.
La vicenda si apre come un classico episodio di Harlan, Tesla e Kurjak, con tutti i cliché che i lettori conoscono: il Maestro della Notte destinato a soccombere, il machismo degli eroi, il folklore locale a fare da sfondo. Ma Eccher aggiunge un tocco personale, che sta nella velocità narrativa e soprattutto nella capacità di intrecciare con naturalezza generi diversi, dall’horror urbano al western. L’entrata in scena di Butch Cassidy e Sundance Kid, inseriti nella trama senza forzature e gestiti con un romanticismo delicato, è la sorpresa più riuscita dell’albo.
Non mancano i difetti: il Maestro si rivela poco più che carne da macello (per quanto affascinante ed interessante), alcuni dialoghi sono ripetitivi, certe soluzioni troppo telefonate. Eppure, il ritmo resta alto e il finale coinvolge fino in fondo, grazie anche all’ottimo lavoro grafico di Maurizio Dotti, ancora una volta impeccabile nella resa di ambienti, azione e atmosfere.
Un esordio più che positivo per Eccher, che dimostra di conoscere bene regole e abitanti del mondo dampyriano e di saperle trasformare in un’avventura appassionante e di grande scorrevolezza.
Dampyr n.138 "Valzer cajun"
di Diego Cajelli, Giuliano Piccininno
Settembre 2011
Ci si sposta tra le paludi della Louisiana, in un’ambientazione che Diego Cajelli e Giuliano Piccininno restituiscono con precisione e atmosfera. La cultura cajun e il Bayou diventano così non solo scenario, ma veri protagonisti, resi vivi dai dettagli e dalle luci curate con efficacia da Piccininno. Cajelli innesta qui Saman Patou, demone della Dimensione Nera, dentro una trama che mescola suggestioni dell’horror americano anni Settanta: isolamento, violenza, comunità deviate e famiglie freak. Tutti rimandi riconoscibili, ma più citati che rielaborati: il contesto funziona e Harlan e Kurjak vi si muovono con naturalezza, ma la famigliola sadica – espediente ormai abusato – fatica a generare vera tensione e scivola spesso verso il grottesco. È proprio il tratto di Piccininno a evitare che il cliché appesantisca la storia: il suo segno intenso e attento ai dettagli amplifica il senso di orrore, restituendo spessore a scene che sulla carta rischierebbero di apparire già viste.
Il finale, un po’ fortunoso, lascia la sensazione di un episodio di passaggio: rapido, movimentato e a tratti convenzionale, ma comunque gradevole, sostenuto da un’ambientazione insolita e ben sfruttata.
Dampyr n.139 "Firmato: Bugsy Siegel!"
di Mauro Boselli, Fabrizio Russo
Ottobre 2011
Si chiude definitivamente la parabola di Bugsy Siegel, uno dei più carismatici non-morti nati dalla penna di Boselli. Evocazione di un mondo d’antan, affascinante e ambiguo, Siegel è stato capace di rivaleggiare per interesse e spessore con i Maestri della Notte, offrendo più di una volta un degno avversario a Harlan e compagni. Qui, tuttavia, l’addio appare forse troppo sbrigativo: un personaggio così ricco meritava più respiro, invece di un'uscita di scena in un solo albo che tende a comprimere trame e confronti.
La coralità della vicenda è ben gestita: accanto a Harlan e Kurjak ritornano Jeff Carter e Ann Spade, con un Lord Marsden acciaccato dopo lo scontro del n.136 in una fugace comparsata. Se Ann Spade rimane marginale e poco incisiva, Carter conquista la scena con un ingresso alla Punisher e diventa il vero metronomo dell’avventura, alternandosi a Siegel nel ruolo di polo narrativo e carismatico. Funziona anche la “chiamata della cavalleria”, con Jim Fajella e Meyer a completare il gruppo di alleati e a rafforzare l’idea di uno scontro corale con la nuova banda di killer latinos guidata da Siegel.
Mauro Boselli orchestra un racconto d’azione ben bilanciato, con buoni dialoghi e una Los Angeles restituita con efficacia dalle matite di Fabrizio Russo, capaci di alternare ambienti riconoscibili e atmosfere insolite. Ne risulta un albo godibile e scorrevole, con un finale suggestivo ma un po’ frettoloso, che lascia la sensazione di un’occasione solo parzialmente sfruttata per salutare uno dei migliori villain della serie.
Dampyr. n.140 "La ballata di Re Orpheus"
di Mauro Boselli, Alessandro Scibilia
Novembre 2011
Tornano i Ghost Hunters dell’Università di York, guidati da Maud Nightingale e accompagnati da Nicole Simmons e Fred Richard, per un’avventura che dà un seguito alle vicende di Stuart Morison, il liannabh-shee già incontrato nel n.73 Il mistero di Loch Torridon. Boselli intreccia ancora una volta folklore e contemporaneità, attingendo alla tradizione scozzese e, in particolare, alla misteriosa “Ballata di Re Orpheus”, canzone maledetta che porta morte e sventura. Il vecchio Duncan McGillivray, che per anni ha custodito il segreto, tenta invano di impedirne l’esecuzione a Byrnestane Castle, luogo segnato dalle atrocità del crudele Lord Soules e del suo famiglio Redcap.
Il racconto si muove più sull’atmosfera che sull’azione. Mauro Boselli imbastisce dialoghi sempre credibili e mai eccessivi, per quanto prolissi, che mantengono un ritmo compassato utile a creare una sensazione di attesa costante, in cui i picchi horror risultano ancora più evidenti, anche amplificati dalle location suggestive. C’è tensione, c’è inquietudine, ma il crescendo narrativo non esplode come dovrebbe: Lord Soules e Redcap restano figure meno terrorizzanti del previsto, e il climax si chiude in modo un po’ affrettato.
Ai disegni esordisce Alessandro Scibilia, che con il suo tratto marcato e intenso accentua la claustrofobia della vicenda, restituendo brughiere, castelli e lande scozzesi in modo opprimente e lugubre. Meno efficace, invece, nella resa dei fantasmi e nelle sequenze d’azione, dove manca il dinamismo capace di alzare il pathos. Nel complesso, un buon debutto che funziona e convince, pur senza replicare l’impatto che Majo aveva dato alle stesse atmosfere in Dampyr n.35.
Dampyr n.141 "Rosalinda delle zagare"
di Claudio Falco, Fabio Bartolini
Dicembre 2011
Harlan e Kurjak tornano a Palermo per una vicenda che intreccia folklore locale e suggestioni dampyriane. Claudio Falco costruisce una trama lineare e cadenzata, che si muove tra leggende e tradizioni popolari restituendo una Sicilia sfaccettata, con le sue contraddizioni, il suo fascino e le sue ombre.
La storia di Rosalinda e del Gigante acquisisce un respiro epico e malinconico, ricca di sfumature poetiche e di un legame col villain che non si riduce mai a mera contrapposizione. Una minaccia legata alla Dimensione Nera si innesta così in una cornice culturale riconoscibile, evocativa e credibile, arricchita da dialoghi scorrevoli anche quando virano nello spiegone.
L’andamento resta volutamente lento, senza vere accelerate, e gran parte della vicenda è un girare a vuoto di Harlan e Kurjak, che appaiono quasi comparse mentre il lettore gode di una visione d’insieme già chiara. Questo abbassa l’appeal investigativo e rende la conclusione piuttosto prevedibile. Eppure l’interesse non cala, merito di una sceneggiatura equilibrata, misurata e ben curata nei dettagli.
Fondamentale l’apporto di Fabio Bartolini, al suo meglio nel restituire le sfumature palermitane: strade, scorci e atmosfere rendono viva e tesa la città, mentre il clima di inquietudine e horror cercato da Falco trova nel suo tratto un amplificatore efficace. Forse manca un vero colpo d’ala narrativo, ma resta un albo affascinante, che valorizza l’ambientazione e i suoi protagonisti.





