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Short Review

"Sounds of Vynil Vol. One" di Ryôchirô Kezuka

Solchi di vite legate dai solchi del vinile, simbolo di musica, speranza, libertà, oggi nostalgia

Non so dire a quale tipo di lettori miri Aokishi, rivista giapponese dove sono stati pre-pubblicati tra aprile 2021 e febbraio 2022 i racconti raccolti nel primo volume dell’antologico Sounds of Vinyl. In rete si legge che il magazine è dedito ai seinen, manga rivolti ad un pubblico maturo. Sembra chiaro però a chi pensi l’autore, Ryôchirô Kezuka: il cinquantenne eterno adolescente (ogni riferimento personale è puramente casuale) cresciuto in un mondo polarizzato dall’atomica russa e statunitense, senza cellulare, dove le informazioni soprattutto musicali viaggiavano per radio e sui solchi del vinile prima che MTV dettasse legge.

Tutto richiama gli anni Settanta: dalle capigliature del gruppo "Staggs", bad-boys misto di Stooges e The Who, al soffio di libertà delle radio-pirata prese alla lettera, visto che da una vera e propria nave pirata provengono le musiche proibite nel mondo non-libero, dipinto come un paese d’operetta nel quale trecce, colbacco e taverne identificano senz’ombra di dubbio da che parte si sta. Pure il segno, nell’uniformità della china, del tratteggio e delle anatomie, nonché la grafica, curatissima sin dai risvolti e dai riquadri in quarta di copertina, richiamano da un lato Otomo e dall’altro i menù dei ristoranti vintage che a quell’epoca si richiamano.

Eppure ci si scopre piacevolmente trasportati in quegli anni nei quali si credeva che tutto fosse possibile, soprattutto se cantato e suonato, dove il Giappone era un mondo ancor più lontano della Russia e l’arrivo di Akira nelle edicole una deflagrazione inaspettata.

Ma sì, anche la nostalgia ha i suoi pregi.

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Vasco Zara · 02.06.2025 · 1 min di lettura
Vasco Zara

«Mi disseto un momento e cominciamo subito»

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