dall’archivio di uBC · 1996–2016Approfondimento

I 2008 albi di uBC!

lo sguardo dello staff sull'anno passato

pubblicato
14.01.2009
lettura
21 minuti
Copia anastatica dell’originale
in questa pagina · 11 sezioni
  1. Top 10: Oltre l'ultimo distretto
  2. L'età del Bronzo - Tradimento Parte Uno
  3. Rughe
  4. Doonesbury
  5. Batman: la leggenda
  6. Nostra signora delle api
  7. Air Gear e Lo Scontro Quotidiano
  8. Fallen Son
  9. Laika
  10. Promethea Vol.5
  11. In giro per la rete

I 2007 albi di uBC!
uno sguardo dello staff sull'anno passato

I 2009 albi di uBC!
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I 2010 albi di uBC!
uno sguardo dello staff sull'anno passato

I 2011 albi di uBC!
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I 2012 albi di uBC!
uno sguardo dello staff sull'anno passato

Come da tradizione degli ultimi anni, lo staff di uBC vuole proporre ai suoi lettori una carrellata dei migliori albi usciti nel corso dell'anno appena terminato.

Anche quest'anno presentiamo quindi "il meglio di" quanto è stato pubblicato nel corso del 2008, tenendo conto (per quanto possibile) solo di albi inediti, pubblicati quindi tra gennaio e dicembre, e tralasciando le ristampe (a parte qualche rarissima eccezione).

Un "lettura" di inizio anno che speriamo dia interessanti spunti per il 2009!

Top 10: Oltre l'ultimo distretto

Creata da Alan Moore e dal disegnatore Gene Ha, "Top 10" è una serie vincitrice di diversi Eisner Awards, la quale amplia l’idea del police procedural (à la "Hill Street Blues", o "NYPD") all’ennesima potenza, calandola in un contesto supereroistico, in una città - Neopolis - dove ogni abitante è dotato di poteri ed abilità insolite, oltre ad un costume e ad un nome di battaglia. Della prima serie di "Top 10" si è già parlato qui.

Top 10: Oltre l’ultimo distretto (origin.: Top 10: Beyond the farthest precinct), di Paul Di Filippo (testi) & Jerry Ordway (disegni). 120 pp. a colori, Magic Press Giugno 2008, brossurato, 11,00 euro.

Nel 2008 è uscito in Italia, per i tipi della Magic Press, il secondo ciclo di storie, originariamente pubblicato dalla DC Comics nel 2003-04, che ha visto un passaggio di testimone sia ai testi che ai disegni. Successore di Moore è infatti Paul Di Filippo, affermato autore di sci-fi, qui al suo debutto assoluto su una serie a fumetti. Alle matite è invece la volta di Jerry Ordway, già acclamato disegnatore dell’universo DC.

La straordinaria capacità di Moore di tratteggiare efficacemente in pochi tratti i suoi personaggi ha dato origine ad un’opera fortemente corale, le cui fila Di Filippo ha dimostrato di saper gestire con soddisfacente eleganza ed abilità. Tanti sono infatti i super agenti del Decimo Distretto di Polizia di Neopolis, le cui vicissitudini personali e professionali ancora una volta si susseguono e si incastrano lungo l’arco di numerose sottotrame, a loro volta immerse nella cornice di una nuova minaccia di enormi proporzioni che incombe sulla super città.

Come anticipato, l’impronta di coralità che caratterizza "Top 10" comporta la necessità di ritmi serrati, continui stacchi narrativi per garantire un qualche equilibrio tra i numerosi protagonisti (tra i quali si annoverano tra l’altro diverse new entries rispetto alla squadra iniziale), pur senza rinunciare ad un seppur minimo approfondimento psicologico, che inevitabilmente viene filtrato e reso attraverso la lente dei poteri che ciascuno in qualche modo possiede.

Sulla distanza il cambio di mano ai comandi si avverte, anche per l’inserimento di elementi "fantastici" non propriamente legati alle dinamiche più squisitamente poliziesche (per quanto super), ma che svolgono un ruolo funzionale alla definizione di un’eventuale futura continuity. Il tratto di Ordway, d’altra parte, mostra un’enorme capacità di rispettare gli standard grafici imposti dalla serie, caratterizzata sotto tale aspetto da una notevole quantità di omaggi e citazioni a tema supereroistico e non solo, e condotta in maniera capillare praticamente in ogni vignetta. La resa finale risulta però un po’ "retrò" se paragonata a quella di Gene Ha, e ciò richiede al lettore un piccolo sforzo di rifocalizzazione della percezione visiva della serie nel suo complesso; questo del resto non è assolutamente un punto a sfavore, quanto anzi la riprova della versatilità del talento di Ordway, che ha ben saputo raccontare per immagini la personale interpretazione della serie ad opera di Di Filippo, a testimonianza della precisa volontà da parte di entrambi di evolvere, ma senza allontanarsi dal solido binario di partenza creato originariamente da Moore e Ha.

In definitiva, una lettura più che consigliata, ma fruibile al meglio se fatta a valle della lettura della prima serie. Un’opera che esalta l’inventiva degli autori, frutto di una felice contaminatio tra generi diversi, e che si assesta su un grado elevato del termometro qualitativo. Oscar Tamburis

Top 10: Oltre l'ultimo distretto · disegni di Jerry Ordway · (c) 2008 Magic Press

L'età del Bronzo - Tradimento Parte Uno

L'età del Bronzo - Tradimento Parte Uno di Eric Shanower è stato pubblicato dai tipi della Free Books.

Il 2008 ha visto giungere sugli scaffali delle fumetterie il terzo volume della saga di Eric Shanower dedicata alla guerra di Troia. Pubblicato dalla Free Books, con una cura redazionale e una traduzione degna dell'opera, "Tradimento Parte Uno" raccoglie gli albi pubblicati in Usa tra il 2005 e il 2007 e riprende le vicende lasciate in sospeso dal sacrificio di Ifigenia narrando poi gli ultimi preparativi prima dell'assalto acheo alle mura di Troia.

Anche se "Tradimento" non regge pienamente il confronto con i capitoli precedenti (la narrazione è più frammentata e diluita), si conferma la grande qualità dell'opera messa in piedi da Shanower, che non è ancora giunta a metà (il progetto prevede sette volumi). Basta una rapida occhiata alla poderosa bibliografia per rendersi conto dell'impegno messo in atto dall'autore per raggiungere l'obiettivo che si è prefisso: raccontare la storia della guerra di Troia amalgamando i poemi omerici, la tradizione letteraria, le ricerche degli storici e le scoperte archeologiche.

L'età del Bronzo - Tradimento Parte Uno · disegni di Eric Shanower · (c) Free Books

Ma c'è una cosa ancora più sorprendente della mole di documenti consultati da Shanower, ed è il modo in cui tutta questa conoscenza riesca a pervadere le avventure narrate senza mai diventare nozionismo, senza mai prendere il sopravvento sul piacere della narrazione e diventando invece un tutt'uno con l'animato contesto della storia. Le ricerche storico-letterarie alla base de "L'Età del Bronzo", lungi dall'appesantire il risultato finale, sono invece benzina per la fantasia di Shanower, che sia nelle vesti di sceneggiatore che di disegnatore riesce a creare un quadro vividissimo di umanità e di umane debolezze che risulta moderno nonostante la fedele ricostruzione degli usi e dei costumi di tremila anni fa. Guido Del Duca

La copertina del primo volume · disegni di Eric Shanower · (c) Free Books

Rughe

Rughe, realizzato da Paco Roca, è stato pubblicato nel 2008 da Tunuè - Prospero's Books.

Questa la trama, tratta dal sito ufficiale Tunuè:

“Emilio, un anziano direttore di banca affetto dal morbo di Alzheimer, è ricoverato dalla sua famiglia in una residenza per la terza età. In questo ambiente, egli apprende come convivere con i suoi nuovi compagni e con gli infermieri che li accudiscono, cercando di non sprofondare in una morbosa routine quotidiana.”

Ma "Rughe" non è solo una storia di un anziano direttore di banca. "Rughe" è ben di più, "Rughe" non lascia indifferenti, e i premi che ha ricevuto confermano il suo valore. Ma anche se non avesse ricevuto questi (meritati) riconoscimenti ufficiali, "Rughe" sarebbe comunque stato un capolavoro.

Paco Roca, valenciano quarantenne, decisamente poco noto da noi in Italia, dedica quest'albo a suo padre, che immaginiamo come uno dei protagonisti dell'albo. Forse Emilio, che osserviamo con rassegnata tristezza nel suo lento declino. Forse Michele, che ci commuove ancora di più per l'affetto che riesce a regalare. Forse la signora Rosaria, che ha trovato la sua serenità in un romantico e meraviglioso treno per Istanbul.

Chiunque sia il padre di Paco Roca, egli è anche un nostro caro: perchè la forza e la poesia di questo albo è saper parlare di una struggente verità con infinito amore. Le rughe del titolo sono esteriori, certo, ma anche quelle del nostro cervello, che lentamente si trasforma.

Ed è quindi con infinita delicatezza che Paco Roca decide di raccontare a parole e a disegni gli anziani malati, gli anziani rimasti soli, coloro la cui mente vaga nel passato o in sogni senza fine. E se il soggetto può sembrare difficile, una sceneggiatura magistrale e un tratto intenso permettono a quest'albo di penenetrare in profondità lasciando un segno toccante. Il tutto senza mai cadere in facili buonismi.

Un albo da cercare, leggere, apprezzare e condividere. E un grazie a Tunuè per avercelo fatto scoprire. Martina Galea

Rughe · la copertina dell'albo · (c) 2008 Tunuè

Doonesbury

Le strisce di Doonesbury di Garry B. Trudeau sono pubblicate su Linus, rivista a cadenza mensile.

A volte ci dimentichiamo di loro: è che sono regolari; ci sono sempre; ci siamo abituati alla loro presenza; ne siamo assuefatti; le diamo per scontate. Le strip. Le grandi strisce che hanno fatto grande il fumetto; con le quali il fumetto si è affermato commercialmente oltre che artisticamente.

La rivista Linus continua, per fortuna, a procurarci questa salutare assuefazione. E tra le molte, generalmente ottime, continua imperterrita a spiccare "Doonesbury" di Garry B. Trudeau. Avviata verso il quarantennale, la striscia non ha perduto nulla sua lucidità, capacità analitica e rigore. Sempre seria, molto seria, ma MAI seriosa. Mantiene immutata, e difficilmente eguagliabile, la capacità di far divertire: i lettori, come, evidentemente, anche il suo autore. Perché Doonesbury è raffigurazione morale di una nazione, mai sfiorata dalla corrività e banalità del moralismo. La serie è davvero una chiave migliore di tante analisi sociologiche o politologiche per comprendere il carattere e le caratteristiche degli Stati Uniti di questi decenni e anni, in perenne movimento. La potenza dell'ironia, strumento cardinale e cifra caratterizzante nella matita di Trudeau, non evita soltanto le secche del moralismo privilegiando una visione e rappresentazione morali, essa ancor più fornisce una lente di ingrandimento che dà agio di osservare la realtà in dettaglio, senza perdere e anzi esaltando la causticità della scrittura, che riesce bruciante senza perdere l'inalterabile eleganza.

Il racconto di questa America in mutevole e continuo divenire è il racconto a più strumenti (un'intera orchestra sinfonica!) dei personaggi che popolano la striscia. Tanti, tanto diversi, tanto finemente caratterizzati, e in continuo divenire essi stessi. I personaggi che popolano "Doonesbury" crescono e invecchiano al ritmo degli anni e dei decenni della strip; e maturano (o non maturano) come avviene nel mondo e al mondo.Ciascuno di loro, da B.D. a Mike Doonesbury, da Zonker a Duke, da Alex a Boopsie, a tutti gli innumerevoli altri, rappresenta una delle tante voci di un paese complesso, articolato, contraddittorio. Tutti insieme sono una sinfonia di strumenti che suonano in perfetto accordo sotto un direttore attentissimo. E ciascuno di loro necessiterebbe di ampio spazio per poter essere presentato e analizzato. Il modo migliore resta quello di leggerne le strip, con regolarità e costanza, fino alla salutare assuefazione: con la fine del bushismo, che Trudeau ha spassionatamente narrato dal suo sorgere al suo tramonto con l'incisività già riservata a tutti i predecessori a partire da Nixon, si apre una nuova fase, e resta da vedere come la affronteranno Trudeau e i suoi personaggi. Vincenzo Oliva

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Batman: la leggenda

L'intenso ciclo "Aftershock" è stato ospitato nel nono volume ("Fuoco e Ghiaccio") e nel decimo ("Città morta") della serie "Batman: la leggenda", edita da Planeta DeAgostini ed uscita settimanalmente in allegato a Panorama.

Solo parzialmente inedita, "Batman: la leggenda" è la serie che più mi ha conquistato e sorpreso nel 2008. Questa edizione in eleganti volumi cartonati, pur con alcune ingenue sviste redazionali, ha avuto il merito di dare organicità e spolvero a notevoli saghe dell'ultimo decennio di un personaggio dalla travagliata vita editoriale in Italia. Storie dalla sceneggiatura brillante, curate nella psicologia dei personaggi e nei risvolti interpersonali, che trasmettono una visione a tutto tondo del Cavaliere Oscuro, più ampia di quella offerta dalle pur esaltanti versioni cinematografiche di Christopher Nolan.

Se, da adulto, di Batman conoscevo ed amavo solo pochi indispensabili racconti ("Il ritorno del Cavaliere Oscuro" di Frank Miller o "The Killing Joke" di Alan Moore) o apprezzavo i film in cui agisce in solitario, questa collana mi ha fatto superare l'avversione per figure come quella di Robin. Ho inoltre potuto apprezzare la coralità ed il peso di altri comprimari - nuovi per me - negli equilibri narrativi e psicologici dell’universo del Cavaliere Oscuro, in costume (dall’ex-pupillo Dick Grayson, il primo Robin, ora adulto ed autonomo nei panni di Nightwing, alla rabbiosa Cacciatrice) e non (da Barbara Gordon alias Oracolo ad alcuni poliziotti del dipartimento di Gotham City).

In particolare, qui voglio segnalare "Aftershock", una serie di racconti (scritti da Chuck Dixon, Doung Moench e Alan Grant) che ha seguito la frenetica saga "Cataclisma", nella quale un potentissimo terremoto ha devastato Gotham. Sono storie intense, in cui si esplorano le drammatiche conseguenze della catastrofe naturale, in una città in rovina dove la sopravvivenza è il primo problema da risolvere. Si elabora il lutto della perdita, emergono le cicatrici invisibili dell’anima e c’è spazio per riflettere sulla vita, sulla morte e sulla speranza. I cittadini comuni, con le loro storie, sono spesso i veri protagonisti di questi racconti. Batman assorbe in sé l’enorme dolore della sua città morente, da cui folle oceaniche stanno scappando, e cerca nei pochi amici fidati (come il maggiordomo Alfred) la forza per andare avanti la sera successiva. Ne emerge per quello che è: un uomo profondamente tormentato ed ossessionato dal giuramento di proteggere Gotham fatto ai suoi genitori assassinati, esigente con se stesso e con i suoi collaboratori fino all’esasperazione, che non sa perdonarsi per le persone che non ha potuto salvare. Un uomo che alla sua missione ha sacrificato tutto: metà della sua vita è una finzione, la sua vera maschera. Se Spider-Man è l’estensione di Peter Parker, questo non è vero per Batman con Bruce Wayne, perché il mantello ha prevalso ed è diventato un nascondiglio. Batman è Bruce, non è Bruce ad essere Batman. Ma non ha pentimenti, rifarebbe il sacrificio senza esitazione.

Cristian Di Clemente

Batman - La leggenda · la copertina del nono volume · (c) 1998 DC Comics - (c) 2008 Editorial Planeta DeAgostini

Nostra signora delle api

Nostra signora delle api è il terzo numero della serie Jan Dix edita da Sergio Bonelli Editore. L'albo è uscito nel settembre 2008 ed è stato realizzato da Carlo Ambrosini (testi e copertina) e Paolo Bacilieri (disegni).

Io premio "Nostra signora delle api", il terzo numero di Jan Dix. Forse non sarà proprio stato il miglior fumetto del 2008 ma spicca fra tanti per la cupezza e assieme la dolce tristezza della storia, enfatizzata dai disegni di un Bacilieri che non cessa mai di incantare.

In ogni caso si vuole celebrare l'ennesimo felice incontro fra Ambrosini e Bacilieri. Paolo Bacilieri si è fatto apprezzare per il suo tratto naif ed istintivo sin dagli esordi. I volti dei suoi personaggi, quegli sguardi, avevano la capacità di lacerare la carta e di puntare

diritto verso il lettore. I disegni di Bacilieri, per la sua studiata ingenuità, ricordano i teli dipinti dei cantastorie, oppure i quadretti degli ex voto. Eppure per tanti anni questo artista autenticamente popolare è stato considerato troppo eccentrico per il fumetto seriale.

L'apprezzamento va dunque a Bonelli Editore e ad Ambrosini che, sin dal 1999 (Napoleone n.9, "La lucertola e il serpente"), hanno avuto il coraggio di spezzare il veto e di iniziare una proficua collaborazione che è proseguita sino a questo Nostra signora delle api.

Il terzo numero di Jan Dix narra la storia di un amore impalpabile, appena sfiorato, che si scontra con la realtà e viene brutalizzato dalla insensibile crudeltà di un uomo. Ombre tetre e inquiete percorrono tutto il racconto. La dolcezza, la sensibilità, che pure dovevano appartenere a quell'amore accennato, qui non compaiono, sono lasciate alla sola immaginazione del lettore. L'amore attiene all'arte, la bramosia di possesso al collezionista: in questa semplice dicotomia può essere sintetizzata tutta la vicenda. Kaspar Edverding è l'artista che ha il coraggio di amare. Gabriel Salinas è il cupo conservatore, accecato dal possesso. Chi possiede non ama e chi ama non può possedere. Al centro, oggetto conteso fra l'Artista e il Collezionista, sta la bella Eleonore, amputata, prima, e conservata poi per sempre.

La brutalità maschile finalizzata al possesso del corpo della donna si attua tramite l'orribile mutilazione, quella delle braccia. L'amputazione impedisce alla donna di essere soggetto attivo (non può toccare, afferrare, abbracciare) e quindi solo oggetto per il piacere del Collezionista. Il disegno perverso di possesso eterno si perpetra poi attraverso la conservazione del corpo inanimato nella formalina. L'impossibile desiderio dell'antiquario Gabriel Salinas di rivivere all'infinito il suo amore, che invece ne è negazione in quanto brama di possesso assoluto, si rinnova con la perpetrazione di omicidi che non avrebbero mai fine, senza l'intervento di Jan Dix.

In questa storia, che è una storia che parla dell'amore e della sua negazione, risalta l'incapacità del protagonista della collana di saper vivere i propri sentimenti. In questa storia dell'amore amputato anche Jan Dix ci appare mutilato nei suoi sentimenti, sospesi fra un affetto concreto (Annika) e il desiderio di un amore immaginato e fantasticato (rappresentato dalla De Clerk). Ma il protagonista non è lui che ci colpisce. Rimane sullo sfondo, anche quando agisce e si tuffa nell'azione, grigio e sciatto non possiede né carisma né grazia. È questa, ahimè, una grave, imperdonabile, carenza della serie.

“La bellezza non si conserva, si crea. (Eleonore)”

Però Ambrosini si tuffa bene nell'immaginario psicanalitico, regalandoci torbide simbologie che Bacilieri rende al meglio. Il tratto naif dell'artista evoca fantasmi che paiono ricomparire da un passato appena trascorso, eppure lontano. Oppure, più semplicemente, Bacilieri, ce li recupera dalle pieghe più recondite del nostro stesso animo: fantasmi che credevamo di aver soffocato e che invece riappaiono. Inquietanti. Antonio Tripodi

Air Gear e Lo Scontro Quotidiano

Air Gear di Oh! Great! è edito dalla Planet Manga. Lo Scontro Quotidiano di Manu Larcenet è pubblicato da Coconino Press.

Anche il 2008, per quanto mi riguarda, è stato un anno soddisfacente.

Nel campo della produzione manga si è particolarmente distinto "Air Gear" di Oh! Great! edito dalla Planet Manga.

Iniziato negli ultimi mesi dell'anno precedente, questo fumetto d'azione iperdinamico è entrato nel vivo nel corso del 2008 con una costante accelerazione tanto negli effetti speciali quanto nella crescita, per certi versi inattesa, dei personaggi. Proprio con il dicembre 2008 la pubblicazione italiana ha concluso quello che potremmo definire il "primo ciclo" di questo manga, allineandosi quasi con la produzione giapponese e passando dalla mensilità alla bimestralità.

Altra grande sorpresa è, invece, arrivata dall'Europa e, per la precisione, dai nostri cugini d'Oltralpe: si tratta de "Lo Scontro Quotidiano" di Manu Larcenet, volume pubblicato da Coconino Press che in realtà raccoglie due opere di Larcenet "Le Combat Ordinaire" e "Les quantités negligeables". In questo fumetto l'autore francese riesce a raccogliere, con una mirabile assenza di retorica, quelle che sono ansie, incertezze, infantilità e dilemmi morali dei trentenni di oggi: di una generazione che ha avuto il privilegio e la maledizione di non essere veramente obbligata a divenire matura.

Per quanto possa apparire paradossale, questi due fumetti così lontani, sono legati dal loro essere anche un sentito omaggio a donne molto più mature, passionali e pazienti delle loro controparti maschili. Sarà un caso che entrambi gli autori (per non parlare del recensore) sono trentenni? Luca Cerutti

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Fallen Son

Morte di un Eroe di Jeph Loeb è stato pubblicato in Italia da Panini Comics in tre volumetti mensili che raccolgono l'intera miniserie.

Per fortuna, la morte di Capitan America non si è rivelata (per ora) un mero espediente commerciale, bensì una storia ben congegnata da Ed Brubaker e piena di momenti interessanti. Eppure, una delle pubblicazioni migliori legate a questo evento non viene dalla penna dell'autore sopracitato, bensì da quella di Jeph Loeb, da poco tornato all'ovile Marvel dopo una lunga permanenza alla DC.

"Morte di un Eroe" (in originale "Fallen Son") è una miniserie in 5 numeri che narra gli eventi precedenti al funerale di stato del Patriota a fumetti per eccellenza e lo fa con un espediente efficace: usare i "Cinque Stadi del Dolore", associandoli a cinque personaggi che potrebbero provare proprio quel sentimento in relazione alla scomparsa di Cap:

Negazione-Wolverine

Rabbia-I Vendicatori

Negoziazione-Occhio di Falco

Depressione-L'Uomo Ragno

Accettazione-Iron Man

L'uso di disegnatori diversi per ogni capitolo (menzione d'onore a David Finch e John Cassaday, meravigliosi) permette di accentuare l'unicità di ogni singolo capitolo e la diversità dei diversi stadi, lavorando su una vasta gamma di emozioni.

Un'appendice di lusso, insomma, e degno epitaffio (probabilmente temporaneo, si sa come vanno le cose alla Marvel) per Capitan America. Roberto Gallaurese

Morte di un Eroe - Fallen Son · disegni di John Cassaday · (c) Panini Comics

Laika

Laika di Nick Abadzisdi è pubblicato da Magic Press, in edizione brossurata a colori, a 15,50 euro.

Kudryavka, "ricciolina" dalla forma della coda, questo il suo vero nome russo. Laika, "quella che abbaia", stando alla narrazione dell'autore, l'inglese Nick Abadzis, le fu imposto dal capoprogetto Sergej Pavlovic Korolëv nel momento in cui la scelse per quel "volo speciale" sullo Sputnik II. Ed è appunto con questo nome che la Storia la ricorda.

E' il 4 ottobre 1957 e l'URSS lascia senza fiato il mondo inviando nello spazio il primo satellite artificiale, lo Sputnik I. A un mese dai festeggiamenti per il quarantesimo anniversario della Rivoluzione d'Ottobre, Nikita Krusciov chiede e ottiene l'impensabile: un secondo lancio. "Come possiamo diversificare il secondo Sputnik dal primo?" gli fa chiedere Nick Abadzis. La risposta ufficiale data il 3 novembre 1957 quando viene lanciata in orbita una capsula con dentro un organismo biologico: Laika. La prova di forza è schiacciante. Gli Stati Uniti riusciranno a replicare solo nel 1958 con l'Explorer 1.

Storia tutta da indagare quella che vide contrapposti i blocchi sovietico e americano, più che mai ora che con il crollo del regime comunista gli archivi sovietici sono stati aperti. Che è quanto ha fatto Nick Abadzis, con rigore minuzioso scomponendola nelle tante storie più piccole di chi quegli anni e, in particolare, quegli eventi hanno vissuti. Ed è proprio nel passaggio alla dimensione personale e quotidiana, nel suo essere somma di sentimenti, emozioni ma anche di vincoli dati dal contesto storico - politico - sociale, che le personalità degli uomini, i cui destini e le cui scelte hanno dato una prima dimensione concreta al nostro proiettarci verso lo spazio, riacquistano tutta la loro contraddittoria umanità. Così per il progettista e ingegnere Korolëv, ingiustamente accusato e recluso per anni in un gulag e solo nel 1957 riabilitato. Così per Oleg Georgievic Gazenko, responsabile del programma di addestramento di Laika e che nel 1998 ammise l'inutilità scientifica del sacrificio della cagnolina. E così per i personaggi di fantasia che realisticamente integrano e completano la narrazione. Su tutti la materna Tatiana e sua figlia Liliana, la prima famiglia adottiva di Kudryavka. E ovviamente la bella assistente di Gazenko, Yelena, figura intensissima alla quale Abadzis affida il doloroso compito di "tradire" la fiducia della cagnolina di cui si era amorevolmente presa cura inserendola all'interno della capsula.

Cagnolina, Kudryavka, che domina la narrazione con il suo semplice esserci e fiducioso affidarsi, sorta di catalizzatore emotivo dei personaggi con i quali viene a contatto, e al di là della dimensione onirica che l'autore le regala. Dono dal sapore amaro, quest'ultimo, per il lettore perché nel suo gioioso scorrazzare per i cieli vi è una purezza che rende ancora più feroce il "tradimento finale". Kudryavka sopravviverà non più di cinque ore; le fonti ufficiali accrediteranno quattro giorni. Sabrina Mancosu

Promethea Vol.5

Il quinto volume di "Promethea", di Alan Moore e J.H. Williams, 208 pp. a colori, brossurato, è pubblicato da Magic Press a 15,50 euro.

Si conclude con il quinto volume della casa editrice Magic Press, la serie Promethea, creata da Alan Moore e J.H. Williams nel 1999, per l'etichetta America's Best Comics, e terminata negli Stati Uniti dopo 32 numeri nel 2005. La serie narra le avventure di Promethea, supereroina "metafittizia" dai poteri magici, cui Moore costruisce un passato che ripercorre la storia del fumetto, e del suo alter ego, la studentessa

In giro per la rete

Magic Press
sito ufficiale della casa editrice

Free Books
sito ufficiale della casa editrice

Tunuè
sito ufficiale della casa editrice

Panini Comics
sito ufficiale della casa editrice

Linus
sito ufficiale della rivista

Planeta DeAgostini
sito ufficiale della casa editrice

Sergio Bonelli Editore
sito ufficiale della casa editrice

Coconino Press
sito ufficiale della casa editrice

Sophie Bangs, alle prese con un vero e proprio viaggio iniziatico, tra una New York contemporanea ipertecnologica e il regno dell'Immateria, la dimensione in cui risiedono tutta la mitologia e l'immaginazione umana. Nel volume finale, che vede la partecipazione anche di altri personaggi dell'America's Best Comics, come Tom Strong, troviamo una Sophie Bangs ormai cresciuta che si ricongiunge con Promethea per mettere in scena un'Apocalisse, molto differente dalle rappresentazioni abituali.

L'intera serie è sceneggiata da Moore magistralmente, combinando la storia della magia a teorie metafisiche e spiritualistiche, con i classici elementi supererostici. Sorprende sempre la capacità del autore inglese di presentare argomenti e concetti di non comune diffusione e spesso di difficile interpretazione, con testi coinvolgenti e emozionanti.

Straordinario il lavoro del disegnatore J.H. Williams che illustra tutte le storie unendo alla sua consueta abilità stilistica, un'inaspettata capacità di sperimentazione grafica, utilizzando vari stili, anche pittorici e fotografici, e avvalendosi di una colorazione eccezionalmente efficace.

Un volume che conclude in maniera adeguata una serie che, probabilmente, non ha avuto la risonanza che l'impegno di autori di tale livello meritava.

Massimo Cappelli

La Redazione

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