Recensione · Eroi Bonelli

Da un altro universo - Dylan Dog Color Fest 59

Memoria di un compagno di strada

di
Vincenzo Oliva
pubblicato
08.11.2026
lettura
4 minuti

Una copertina essenziale fino a essere banale, insultante anzi, con quella faccia e basta su sfondo nudo. Se non fosse, quel volto, una mirabile faccia da schiaffi. E quale fumetto italiano ha una faccia da schiaffi più di Dylan Dog? L'uomo Dylan che da quarant'anni è raccontato su quelle pagine è quanto di più lontano da una "faccia da schiaffi" (a meno che non sia intento nel suo secondo lavoro di tombeur des femmes); parlandone come il fumetto che è, nessuno è altrettanto ruffiano quanto la creatura di Tiziano Sclavi è stata, sin dalla sua nascita, rendendo arte (o quanto meno artigianato sommo) le orgie di ispirazioni, citazioni, riferimenti tratti, spremuti, infine spammati in ogni nervatura dei suoi racconti. Insieme a universi interi di senso, sentimenti, vita di tutti noi, certo: faccia da schiaffi e ruffiano non vuol dire superficiale, è una scelta estetica e stilistica, non contenutistica.

Aguzzando meglio la vista diviene allora evidente come quella spettacolare faccia da schiaffi sparata in copertina lasci intravedere, lasci trasudare molto di più; come sia perfetta per la storia contenuta al suo interno, perfetta per l'occasione di questo albo. Come quegli occhi prima facie strafottenti e quelle labbra a un primo sguardo così "effettosamente" tumide raccontino invece di una malinconia che, di sguardo in sguardo, si fa più spessa, scende un po' di più ogni volta: in un pozzo, poi in un abisso; malinconia che risuona e quindi affonda in quello sfondo così spoglio, smorto, colorato e decolorato al contempo.

Un albo che è un'occasione maledetta, perché stanno diventando davvero troppi gli autori amati a cui sto dicendo addio, e se quelli già maturi o addirittura canuti quando ero ragazzino o comunque giovane sono perdite dure, ma naturali, nel caso di quelli che sono stati fratelli poco più grandi, compagni di strada con cui si è cresciuti in qualche modo assieme, pur senza mai aver scambiato una sola parola (o immagine) che non fosse delle loro storie, il dolore si fa più aspro e tagliente, inevitabilmente ci si rispecchia. Sono passati ormai tre anni dalla morte di Carlo Ambrosini, e per tornare ancora alla copertina, su cui campeggia la sua firma, ora quegli occhi si fanno ulteriormente malinconici e profetici, e sembrano parlare direttamente al lettore, e tanto più eloquenti saranno quanto più quel lettore è un po' in là con l'età.

Voltata la copertina si entra quindi in una storia alla quale quella meravigliosa faccia da schiaffi non ci aveva preparato, e che pure riassume per intera.

Quanto vi sia nel racconto, in termini metrici, di Ambrosini e quanto invece del pool di suoi amici e collaboratori che lo hanno sviluppato e completato ha un'importanza relativa: questa è una storia raccontata nello spirito di Carlo Ambrosini, che è ciò che rileva. Ed è una storia di umori splenici, fantasia sfrenata, vita che sfugge, i fantasmi di ciò che poteva essere e non sarà mai più, confessioni d'inadeguatezza; eppure, storia di serena accettazione del nostro normale destino umano, e godimento di quelle gioie piccole che tuttavia danno colore all'esistenza e di cui, a volte, riconosciamo il valore solo dopo averle perdute. Tutto questo ci viene raccontato con la ricchezza affabulatoria e la ricercatezza letteraria delle allegorie ben riuscite.
Una storia caleidoscopica e (s)composta di storie, piena di svolte improvvise o meglio di finestre su altre storie ancora, lucidamente folle ma rigorosa nel porre al centro il percorso esistenziale dell'uomo, nella sua aspirazione alla grandezza che si scontra inevitabilmente con la realtà dei nostri mezzi, di una volontà imperfetta, di un desiderio d'infinito che incontra il muro della sfiducia di sé, di un bisogno d'amore che neghiamo spesso a chi più amiamo, e di converso ci neghiamo.
Gabriele Ornigotti, Giulio Camagni e Paolo Bacilieri si rincorrono e superano di continuo nel fornire a questo prisma narrativo una rappresentazione grafica che affascina il lettore dalla prima all'ultima tavola, e a cui i colori dello stesso Camagni, Erika Bendazzoli e Francesca Zamborlini conferiscono il definitivo sentore di mestizia più agra che dolce in tono con la storia. Così il tratto apparentemente più prosaico di Ornigotti accompagna con perfezione interpretativa la trama portante, marcandone la tonalità amara che riverbera in tutto l'albo; le splendide tavole pittoriche di Camagni, tra realismo e impressionismo, illustrano la diversione narrativa più enigmatica e al tempo stesso illuminante del racconto, lì dove sperimentiamo il nostro destino comune di uomini, non attraverso il ragionamento ma riconoscendo il dolore dell'altro come nostro; Bacilieri si produce infine in tavole di un'eleganza grafica degna di Ligabue, cui la colorazione vivida, cromaticamente violenta fornisce un'espressività quasi "aliena", che ben si è sposata con l'apologo sospeso tra fiaba fantastica e concreta rilettura dell'orrore storico della sequenza narrativa da lui disegnata.
È un albo che in certo modo ci giunge davvero "Da un altro universo", come è il suo titolo, o forse l'altro universo è proprio il nostro, con tutte le sue assurdità, follie, i dolori che infliggiamo a noi stessi e agli altri. E un universo altro è quello che vorremmo trovare per sfuggire a questo.

: la storia
Dylan Dog Color Fest n.59
Da un altro universo (Dedicato a Ambrosini)
Soggetto
Carlo Ambrosini (con Lu Vieira)
Sceneggiatura
Carlo Ambrosini, Gabriele Ornigotti; Giulio Camagni, Paolo Bacilieri
Disegni
Gabriele Ornigotti, Giulio Camagni, Paolo Bacilieri
Colori
Francesca Zamborlini, Giulio Camagni, Erika Bendazzoli
Colore
a colori
Copertina
Carlo Ambrosini
Editore
Sergio Bonelli Editore
Uscita
Novembre 2026
Prezzo
7,90 €
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