Il mio primo Dylan Dog fu Il ritorno del mostro, il n.8 che segnava il debutto nella serie del disegnatore Luigi Piccatto, destinato a diventare una delle colonne della collana, purtroppo recentemente scomparso. I testi erano ovviamente di Tiziano Sclavi, il creatore del personaggio, che per l’occasione si ispirava decisamente al film Terrore cieco. Il gran ritmo della vicenda, la brillantezza dei dialoghi, la simpatia che ispiravano istantaneamente il protagonista e il suo strambo assistente, il colpo di scena finale mi conquistarono decisamente.
La seconda metà degli anni ‘80 era un periodo però strano, soprattutto per un quindicenne costantemente squattrinato: ci misi dunque un bel po’ prima di decidere di investire le mie scarse entrate nell’acquisto di un’altra serie a fumetti mensile e quando mi decisi in edicola trovai l’albo peggiore con cui iniziare, il n.17, La dama in nero, seconda parte della prima storia divisa in due numeri. Anche la lettura di quell’albo mi conquistò, e grazie al cielo - pochi anni dopo - con l’uscita della prima ristampa riuscii a recuperare tutti i numeri che mi ero perso e soprattutto a capire cosa diavolo fosse successo nel n.16!
In quegli sciagurati anni ‘80 i lettori di fumetti erano in drastico calo e, soprattutto negli anni delle superiori, non si condividevano le proprie esperienze di letture con tanta facilità. Con Dylan Dog fu differente, e ad un certo punto mi accorsi, durante un’assemblea d'istituto (si era intorno al n.40), di quanti miei coetanei lo conoscessero e che leggerlo era diventato ormai una questione generazionale.
Ci conquistava tutto di Dylan, il fascino del personaggio, ex-alcolizzato ed ex-poliziotto dal passato misterioso, straordinario tombeur de femmes, sempre pronto a battersi per i propri valori; e altrettanto irresistibili erano le battute e i giochi di parole di Groucho, che riutilizzavamo senza ritegno in classe, tra gli sguardi non sempre benevoli di compagni e insegnanti.
Ci ritrovavamo in quelle pagine, tra improbabili viaggi in America, giornate decisamente maledette e spaventosi tunnel dell’orrore: e i pensieri dei vari protagonisti, con le dovute distanze e differenze, parevano molto simili ai nostri.
Ci sembrava proprio che i veri mostri non fossero i freak e i diversi, ma quelli in giacca e cravatta, pronti a sacrificare la loro esistenza e le loro emozioni per la carriera e la posizione in una società che non ci piaceva.
In più c’erano mille citazioni: e se quelle legate al cinema horror mi sfuggivano, in quanto non cultore della materia, potevo comunque fare scoperte culturali straordinarie, e tra i versi di De André e Vecchioni, conoscevamo per la prima volta Maus e l’isola del dottor Moreau.
E se non bastavano i testi di Sclavi, ecco un reparto grafico straordinario: io non amavo particolarmente le atmosfere tenebrose di Corrado Roi e quelle sbilenche di Angelo Stano, ma che salto sulla sedia feci nello scorrere le pagine della prima storia realizzata da Claudio Castellini… e poi l’eleganza di Giampiero Casertano e di Carlo Ambrosini, e ancora l’arrivo sulla testata di Bruno Brindisi e Andrea Venturi… Una vera gioia per gli occhi.
Negli anni universitari ricordo perfino lunghi viaggi in treno infarciti di scambi di albi e di pareri su come fossero le storie… poi, con l’aumento delle collane e delle storie realizzate e il rallentamento ai testi di Sclavi, la qualità delle storie scemò decisamente, per cui intorno al n.150 interruppi senza tanti patemi la collana.
Eppure ancora adesso, dopo tanti anni, intravedendo qualche ormai canuto coetaneo in giro con indosso una giacca nera abbinata ad una camicia rossa o addirittura alla guida di un Maggiolone bianco, mi viene da chiedermi se anche lui - magari in quegli anni meravigliosi - ha sospirato o riso a crepapelle sulle pagine di Totentanz o de Il diavolo nella bottiglia….
Quello che ci hanno regalato Dylan Dog, Tiziano Sclavi e la Sergio Bonelli Editore in quegli anni va molto al di là dell’ottima lettura di un fumetto popolare, e raccontandoci la ribellione mansueta e ironica di un personaggio romantico come Dylan Dog, sempre in lotta contro le convenzioni e le apparenze della società contemporanea, hanno contribuito a costruire la nostra personalità e la nostra coscienza.
Speciale di
Dylan Dog è © Sergio Bonelli Editore. Questo speciale è un’iniziativa indipendente di uBC Fumetti, non promossa dall’editore.Dylan Dog © Sergio Bonelli Editore · iniziativa indipendente





