Approfondimento

Legs Weaver, in arte (mini)serie tivvì

... e mai far inquietare uno Squinz (citazione in modalità crossover per pochi intimi)

di
Vincenzo Oliva
pubblicato
09.03.2026
lettura
3 minuti

La (very mini)serie su Legs Weaver appena resa disponibile su RaiPlay è deliziosa.

Il problema è che è deliziosa PER ME. Intendendo, con ME, un lettore che conosca bene, e abbia apprezzato, amato, la fase iniziale anni '90 della serie a fumetti di Legs, una delle cose più belle e intelligenti mai uscite dalla fucina di via Buonarroti (e durata una trentina di albi con qualche successiva eccezione, stroncata quasi nella culla dall'applicazione in vivo del Paradosso di Nolitta*).

I quattro brevissimi episodi che compongono la prima stagione ne sono figli diretti, ben riusciti, in tutto. Sì, anche nel disegno, giustamente criticatissimo a quanto si legge in rete per inattualità e povertà rispetto al livello ormai mirabolante di certa animazione giapponese (in particolare), ma in realtà semplicemente perfetto per rappresentare con esattezza quella Legs: letteralmente per clonare il fumetto nella sua versione animata.

Una Legs che in questi quattro cartoncini si presenta con un hardware serriano (nel senso di Antonio Serra, uno dei suoi creatori) e un software meddiano (nel senso di un altro dei suoi creatori, Michele Medda). La storia segue le coordinate e introduce i personaggi di una delle linee narrative principali di Serra, laddove invece gli sviluppi narrativi (nonché Legs e May) seguono la strada della comicità più assurda, surreale, lunare delle migliori storie di Medda.

Tutto questo è vero, e per quel Lettore ME è una festa: è un tornare a un periodo d'oro per il fumetto bonelliano; ma come accennavo questo è un problema.

Dai tempi di quella Legs di carta sono passati 25/30 anni: francamente mi riesce un po' difficile immaginare che a dei preadolescenti o massimo appena adolescenti nel 2026 piaccia qualcosa che Lettore ME può trovare adorabile perché rimanda a ciò che si leggeva con piacere intorno al 1996/2000, quando magari erano ancora al liceo i genitori di quei (pre)adolescenti a cui ci si vorrebbe rivolgere. Se invece l'obiettivo fossero i 60/70enni fedeli bonelliani che hanno amato quel personaggio, allora chapeau per tutto, e grazie.

Risulta tuttavia astruso che si possa scrivere per il Lettore ME e sperare - pensare addirittura - che il prodotto incontri il favore incondizionato dei nipoti di quel Lettore ME, i quali presumibilmente di Legs conoscono meno che nulla, e probabilmente vorranno continuare in tal senso. Il che è davvero un peccato, perché, ripeto, la serie è davvero molto ben fatta, per il  gusto del Lettore ME. L'impressione è che gli autori della serie, che tanto preadolescenti non debbono essere, abbiano scritto ciò che esattamente volevano vedere sullo schermo televisivo, confezionando oltre tutto un prodotto piuttosto raffinato: gli è stato consegnato quello che per loro era un meraviglioso giocattolo e ci hanno giocato a gusto proprio, senza guardare oltre, o forse persino pensando che il loro gioco potesse magicamente piacere a ogni bambino. In sintesi, si sono comportati da nerd al potere, e come ogni nerd al potere sono stati colti dalla inevitabile NDS** (Nerd Delusional Syndrome - Sindrome Psicotica del Nerd).

Se poi mi sbaglio e la serie avrà gran successo tra i ragazzi delle scuole medie, ne sarò felicissimo.

* Paradosso di Nolitta - in base al quale il creatore di Cico, il personaggio bonelliano più comico, surreale, assurdo e lunare trovava insopportabile l'altrui comicità più surreale, assurda e lunare.

**  NDS/Nerd Delusional Syndrome - condizione in base alla quale il nerd vive la fantasia delirante che quella cosa che trent'anni fa ha segnato indelebilmente la sua fantasia sia necessariamente patrimonio comune dell'umanità, la quale non fa altro che smaniare perché lui condivida con tutti la sua bruciante passione adolescenziale.