Nuovo appuntamento per questa rubrica che arriva al decimo articolo, piccolissimo traguardo che spero faccia piacere anche a voi lettori e lettrici. I temi che si potrebbero trattare nel linguaggio del fumetto e del cinema sono tanti, come diversi sono già quelli discussi e presenti in archivio. Senza soffermarci troppo su questa introduzione è importante dare subito le basi di questo nuovo pezzo che tratterà, per la prima volta, di un manga e un anime. Chiaramente, entrambi, afferiscono a questa rubrica in modo quanto mai calzante!
…che poi, alla fine, questo spazio di Cinema & Fumetti è molto variegato per sua stessa natura.
Il giardino delle parole (titolo pressoché poetico, nonché romantico) è un'opera che ha affascinato il pubblico sia nella sua prima forma, il manga, disegnata da Midori Motohashi ma anche nella trasposizione animata creata e diretta da Makoto Shinkai. Sebbene entrambe le versioni condividano la stessa storia centrale e gli stessi personaggi, presentano differenze significative nell'approccio narrativo, nell'approfondimento dei personaggi e nell'impatto emotivo, offrendo esperienze complementari ma distinte.
Shinkai è maniacale per i suoi dettagli iperrealistici e per la capacità di rendere la natura, in particolare la pioggia e gli spazi verdi, con una bellezza quasi fotografica. Ogni goccia di pioggia, ogni foglia bagnata, ogni riflesso è reso con una precisione impeccabile, creando un'atmosfera immersiva e quasi tangibile. Questo contribuisce in modo significativo a stabilire il tono malinconico e contemplativo della storia.
Credo nella potenza visiva delle parole e delle immagini, tanto quanto nella forte contaminazione che deriva da elementi contrapposti, siano essi naturali e/o artificiali. Le due opere in questione vanno in tale direzione, ovvero quella della contrapposizione visiva e narrativa, ed è in questo frangente di pensiero che le due forme d’arte diventano assimilabili in tal senso.
La storia
Tutta la narrazione si svolge a Tokyo e ha come protagonista Takao Akizuki, un liceale di quindici anni con il sogno di diventare un calzolaio. Quando piove, Takao salta le lezioni per rifugiarsi in un giardino in stile giapponese, dove può dedicarsi indisturbato a disegnare i suoi modelli di scarpe. Durante uno di questi pomeriggi, incontra Yukari Yukino, una misteriosa donna più grande di lui che sembra anch'essa in fuga dalla realtà.
Iniziano a incontrarsi regolarmente nel giardino, solo nei giorni di pioggia, stabilendo un legame profondo e intimo. Senza scambiarsi nomi o chiedere nulla l'uno della vita dell'altra, i due trovano conforto reciproco e una tregua dai loro problemi.
L'incanto del loro rifugio, tuttavia, è destinato a svanire quando l'estate si avvicina e Takao scopre la vera identità di Yukari…
Il manga esplora il loro rapporto delicato e la loro crescita personale, utilizzando la metafora delle scarpe come simbolo della capacità di "camminare" nella vita. I due si aiutano a vicenda a trovare il coraggio per affrontare le proprie paure e a superare gli ostacoli che li separano.
Parole e immagini di carta
Manga e anime (o cinema d’animazione) sono le due forme d’arte che nascono e si riproducono attraverso la carta (oggi anche in digitale) dove, per una serie di piccole magie create dall’uomo e dalla tecnologia, prendono vita attraverso il movimento dei disegni. Nel primo caso la carta è il supporto su cui personaggi, oggetti e situazioni si dipanano per creare delle suggestioni “statiche”, a differenza del disegno animato dove la carta e il disegno si muovono in uno spazio / tempo più versatile e meno limitato dai “confini” del bordo del foglio.
Il giardino delle parole riesce a travalicare qualsiasi confine tra manga e anime per diventare una piccola essenza di magia che si cosparge attraverso la sua stessa pioggia che cade come polvere sulle nostre visioni.
Chiaramente - come accennato poco sopra - le differenze tra le due esposizioni sono varie ma, allo stesso tempo, questa diversificazione nasce per assimilare una comunità di visione unica e incontrovertibile.
Il manga, illustrato da Midori Motohashi, mantiene l'essenza della storia di Shinkai e si distingue per un maggiore approfondimento psicologico. Avendo più pagine a disposizione, il manga può esplorare a fondo i pensieri interiori e le motivazioni di Takao Akizuki e Yukari Yukino.
Vengono così forniti retroscena più dettagliati sulle loro vite al di fuori del giardino, permettendo al lettore di capire meglio le loro paure, le loro aspirazioni e il peso delle loro circostanze.
L'anime, dal canto suo, ha un ritmo più lento e contemplativo: pur mantenendo una certa delicatezza, può permettersi di dilatare o accelerare alcune sequenze per approfondire specifici momenti emotivi o informativi e, oserei direi, anche più emozionali; basti pensare all'apparato sonoro che di per sé enfatizza alcuni momenti chiave della storia.
In sostanza, laddove l'anime suggerisce, il manga esplicita.
Uno degli aspetti più belli e romantici delle due opere è l’elemento della pioggia. Essa diventa centrale in entrambe le opere, simboleggia il rifugio, il ristoro e l'isolamento. Nell'anime, la pioggia è un'entità quasi vivente che modella l'atmosfera. Nel manga, pur mantenendo la sua importanza simbolica, il focus si sposta più sulle reazioni e le interazioni dei personaggi con essa.
Credo che Il giardino delle parole sia una di quelle rare eccezioni in cui la differenza tra le due forme d’arte non debba essere presa in considerazione, semplicemente perché dopo la lettura del manga andrebbe subito visionato l’anime, ma non come conseguenza di una completezza, bensì come un'esperienza sensoriale e visiva.
Questa è un'opera che eccelle nel catturare l'atmosfera, la malinconia e la bellezza effimera dei momenti.
“Non sapevo di avere, dentro di me, sentimenti del genere. Fino a quando non incontrai questa persona”

