Uno dei vantaggi del fumetto orientale è la quantità di pretesti che dà per esibire superflua cultura usando il termine "psicopompo".
Il fumetto - e la cultura - occidentali sono infatti un po' limitati alla consueta immagine del Tristo Mietitore, con il suo saio nero, la sua falce ed il suo aspetto scheletrico. Non esattamente spendibile in termini di empatia: i tempi dei Trionfi della Morte sono lontani e pur restando, come ricordava Elio introducendo il brano "Urna", uno degli argomenti più "pop" del mondo, la nostra interpretazione dello psicopompo (vai!) è poco spendibile in termini di marketing.
In oriente invece hanno optato per una differenziazione, creando intere gerarchie di operatori nel settore della raccolta ed indirizzamento anime dei defunti con specializzazioni ben precise. Volendo dirla in maniera banale: una vera e propria istituzione con solerti e meno solerti impiegati con cui è possibile empatizzare o, almeno, avere qualche punto di contatto al di là della forma delle ossa.
In questo ricco contesto narrativo si inserisce Invitation of Yama, una delle recenti acquisizioni della linea Toshokan della If Edizioni, disegnato dall'autrice taiwanese Yuzu che ho avuto anche il piacere di intervistare.
La trama di Invitation è alla fine molto classica e richiama i racconti tradizionali con protagoniste le umanissime divinità politeiste del lontano oriente: Yama, il Re degli Inferi buddista, è sparito.
Per motivi non chiari "si è preso una vacanza" ed ora gli inferi devono gestire l'emergenza causata dall'accumulo delle anime in attesa di giudizio, con conseguente distrazione di risorse dalle altre attività. Quel tipo di situazione che chiunque di noi ha vissuto quando all'Ufficio Postale si ammala il Direttore (o, molto più realisticamente, quell'unico dipendente esperto a cui tutti facevano riferimento), solo con più demoni che si affannano sotto una pioggia di critiche di cui non sono responsabili.
Per indagare sull'accaduto, ma anche per non vedersi caricati del lavoro del loro assente superiore, i due Giudici Supremi - Wuchang Nero dall'aspetto di un bambino che nasconde il suo volto e Wuchang Bianco dall'aspetto di una donna dinoccolata dallo sguardo vuoto - sono discesi nel mondo terreno della nostra contemporaneità. Nella loro ricerca vengono in contatto con dei mortali e, dal punto di vista di questi ultimi, ne sconvolgono la vita.
La realtà però è che la loro presenza obbliga semplicemente a rendersi conto delle conseguenze delle proprie azioni.
Il disegno di Yuzu si adatta perfettamente alla narrazione con anatomie che hanno sempre un che di "distorto" ed "imperfetto" (nessuno dei personaggi che incontriamo è "bello") e rapidamente possono degenerare nel bizzarro ma, soprattutto, sono le scenografie oniriche ed i paramenti dei due Giudici Supremi curati con gusto pittorico a dare la netta percezione di ultraterreno che questa fiaba moderna necessita.
Volendo trovare un difetto, il fatto che il primo volume usi una narrazione ad episodi e la consapevolezza che si tratta di un'opera in tre volumi alimentano il timore che non ci si possa aspettare troppo sviluppo dei personaggi.
Comunque per gli amanti di questo tipo di racconto e atmosfere si tratta di un'opera da prendere in considerazione.
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