Approfondimento · Comics

Capitan America, gli anni '70. Parte IV
1974-1975: Nomad

di
Marco Corbetta
pubblicato
22.02.2025
lettura
11 minuti

In questo articolo tratteremo dell’arco narrativo apparso sui numeri 176/183 di Capitan America datati agosto 1974/marzo 1975.

Le vicende del personaggio proseguono direttamente dalla saga appena conclusa del “Segreto Impero”, senza soluzione di continuità.

Steve Rogers era un uomo “rooseveltiano” e, come tale, non poteva accettare che un’alta carica governativa (con ogni probabilità il Presidente stesso) fosse coinvolto in un complotto che attentava alla libertà della Nazione. Quindi non aveva alternative: “Capitan America deve morire!”, recita il titolo di Captain America 176 (agosto 1974), introdotto da una bellissima cover di John Romita sulla quale Steve Rogers, in eleganti abiti civili, getta a terra scudo e costume e si allontana, lasciandosi alle spalle Thor, Falcon, Sharon Carter e Iron Man.

Anche questo singolo episodio fuori dai canoni prettamente superoistici, fatto di riflessioni, ricordi e dialoghi, sceneggiato e disegnato come sempre da Steve Englehart e Sal Buscema, è una storia che ha fatto scalpore. Nella residenza dei Vendicatori, Cap rimembra il giorno in cui accettò con orgoglio di diventare l’incarnazione del “Sogno Americano” in difesa dei valori di libertà e giustizia.

Quindi parla, singolarmente, con Thor, Iron Man, Falcon, Peggy Carter, Visione e Sharon Carter. Molti di loro vorrebbero fargli cambiare idea perché, proprio in un momento buio come quello, il Paese avrebbe bisogno di un modello di riferimento come Capitan America. Steve ne ascolta le motivazioni e i suggerimenti e, alla fine, nonostante le esortazioni a tornare sui propri passi, si presenta annunciando di rinunciare al ruolo di Capitan America, decidendo che il simbolo che lui rappresenta - l’espressione stessa dell’America e dei suoi valori - deve morire!

Il successivo dittico di storie (numeri 177 e 178) ci presenta dunque uno Steve Rogers umano, vero, molto simile a noi, che ha ormai abbandonato il suo ruolo di Capitan America. Mentre Falcon, demoralizzato dalla decisione del suo partner, pattuglia da solo le strade di Harlem, l’alieno conosciuto come Lucifero (vecchio avversario degli X-Men) torna sulla Terra e si sdoppia, fondendosi con l’Ariete - uno dei supercriminali appartenenti alla banda dello Zodiaco - e con il criminale di colore Rafe Michel (già visto di sfuggita in alcuni episodi precedenti). Falcon riesce a fermare temporaneamente le due manifestazioni di Lucifero, irritato però dal comportamento di Steve che si rifiuta di intervenire come Capitan America per assisterlo nella battaglia. Il doppio Lucifero viene soccorso dagli uomini di Morgan, il boss della malavita di Harlem, che intende farsi aiutare dall’alieno per eliminare Falcon una volta per tutte.

Nel frattempo, Steve si tiene in allenamento in una palestra dove conosce un giovane ginnasta di nome Roscoe e cerca di costruirsi una vita normale insieme a Sharon Carter. Quando Lucifero fa attaccare Falcon da alcuni robot, mettendolo fuori gioco, Steve interviene nella battaglia coprendosi il volto con un passamontagna, colpendo i due Lucifero e mettendo fuori uso i robot. Sam non sembra prendere bene l’intrusione del suo ex partner e gli chiede di lasciarlo definitivamente in pace, mettendolo implicitamente di fronte a un’alternativa: o ritorna ad essere Cap, oppure si faccia da parte.

Ma Englehart ha in mente una terza soluzione…

In Captain America 179, Steve Rogers si sta godendo una spensierata giornata insieme all’amata Sharon. Improvvisamente viene fatto bersaglio di alcune frecce scoccate dall’Arciere d’Oro (curiosamente chiamato Arciere d’Argento nell’edizione Corno), un nemico del tutto nuovo ma che sembra conoscere la sua identità. Il criminale, prima di allontanarsi, in modo sibillino lo avverte che alla quarta volta che si incontreranno Steve Rogers morirà. Successivamente, dopo aver subìto il secondo attacco, Steve trova finalmente il coraggio di confessare a Peggy Carter che la loro relazione è finita: la donna fugge via in lacrime. Al quarto attacco dell’Arciere D’Oro, Steve riesce ad anticiparlo e, bloccatolo a terra, scopre trattarsi in realtà di Clint Barton, il Vendicatore chiamato Occhio di Falco, che gli spiega che in quel modo cercava di convincerlo a tornare in attività. Steve, determinato a non rinnegare la decisione presa e a non indossare più il costume di Capitan America, accoglie però con entusiasmo la proposta di Occhio di Falco che allora gli suggerisce di crearsi una nuova identità da supereroe!

Nel numero 180, datato dicembre 1974, Steve Rogers si trasferisce in Virginia - nella tenuta dei genitori di Sharon Carter - e lì si disegna un nuovo costume (con tanto di mantello), diventando un nuovo eroe il cui nome non poteva che essere Nomad, l’uomo senza patria!

Englehart ha operato un’attività di revisione su Capitan America agendo nel profondo: ciò dopo avergli restituito i valori morali sporcati dalla versione anticomunista degli anni ‘50, dopo averlo trasformato in un uomo angustiato dal passato ma definitivamente immerso nel ventesimo secolo, dopo averlo portato a compiere un atto di consapevolezza individuale e collettiva affrontando il “nemico interno” alla Nazione, così facendolo crescere e trasformandolo.

Il nuovo supereroe ha modo di entrare presto in azione. Infatti, la rediviva Madame Hydra (l’avevamo conosciuta nei numeri 110/113), ucciso a sangue freddo Viper e adottando il suo stesso nome di battaglia, raduna la Principessa Pitone, il Cobra e l’Anguilla dando vita a una nuova Squadra dei Serpenti.

Questo gruppo di supercriminali rapisce Hugh Jones, il presidente della multinazionale petrolifera Roxxon, ma Nomad interviene e tenta di fermarli. Nel corso della battaglia, che si svolge all’interno di una sala cinematografica in cui (per ironia della sorte) si stanno proiettando proprio dei filmati di repertorio su Capitan America, Nomad inciampa inopinatamente sul suo mantello, permettendo ai criminali di fuggire con l’ostaggio. Raggiunto il loro covo, Viper presenta ai suoi compagni Krang, esule di Atlantide, venuto a unirsi a loro portando con sé la Corona dei Sette Serpenti di Lemuria.

La storia contro la Squadra dei Serpenti prosegue e si conclude sui due albi successivi, i numeri 181 e 182 datati gennaio e febbraio 1975. Nomad si allea con Namor, il Sub-Mariner, anch’egli sulle tracce del suo antico nemico Krang. Costui, alleatosi con Viper e i suoi sodali, intende usare la Corona dei Serpenti (un antico manufatto della terra sommersa di Lemuria in grado di annullare la volontà delle persone che la indossano) su Hugh Jones, il presidente della Roxxon recentemente rapito. L’intento è quello di riportare in superficie Lemuria come primo passo per la conquista del mondo, utilizzando le pompe di una piattaforma petrolifera della Roxxon. Nomad e Namor riescono a sconfiggere Krang, l’Anguilla e la Principessa Pitone, ma Viper e il Cobra fuggono. La resa dei conti tra Nomad e i due terroristi avviene a Seattle, nel numero successivo. Nel frattempo, a New York, Falcon viene avvicinato dal giovane Roscoe (il ginnasta conosciuto in palestra da Steve Rogers) il quale, indossato un costume da Capitan America, è fermamente deciso a prendere il posto dell’eroe a stelle e strisce. Quando i due si imbattono in alcuni rapinatori di banca, Roscoe interviene e li mette fuori combattimento. Mentre Falcon e il nuovo Cap sono distratti, nella banca entra un uomo incappucciato che li colpisce alle spalle: il misterioso aggressore si rivela essere il Teschio Rosso.

Il primo di questi due numeri è l’ultimo disegnato da Sal Buscema, che ritornerà sulla serie in pianta stabile solo qualche anno dopo. Il numero 182 segna l’inizio del ciclo disegnato dal bostoniano Frank Robbins, divenuto famoso soprattutto per la strip quotidiana di Johnny Hazard, alla quale ha lavorato tra il 1944 il 1977. Giunto alla Marvel nel ’74, questo disegnatore lavorerà su Ghost Rider, Power-Man, ma soprattutto su Capitan America e sulla collana degli Invasori, il supergruppo ideato da Roy Thomas e che opera nel periodo della Seconda Guerra Mondiale, del quale fanno parte Capitan America, Bucky, la Torcia Umana originale, il suo partner Toro e Namor, il Sub-Mariner. Personalmente non ho mai amato molto il tratto di Robbins, così diverso da quello elegante di Sal Buscema, irregolare, spigoloso, quasi bizzarro, ispirato allo stile di Milton Caniff… ma su Cap rimarrà sino al ritorno di Jack Kirby!

Tornato a New York (Captain America 183), Nomad viene avvicinato da Leila Taylor che lo informa che Falcon e il giovane Roscoe (che ora impersona Capitan America) sono scomparsi da alcuni giorni. Dopo numerose e infruttuose ricerche, Nomad si imbatte in Redwing, il falco ammaestrato di Falcon, che lo conduce dinanzi al cadavere di Roscoe, legato a un camino col suo costume di Capitan America. Poco distante, Falcon - ferito e anch’egli legato - gli riferisce del ritorno del Teschio Rosso, il quale, deluso di essersi trovato di fronte a un imitatore, ha crudelmente ucciso Roscoe lasciandolo come monito per il vero Capitan America. A quel punto Steve Rogers capisce che Capitan America deve continuare ad essere un simbolo di speranza da contrapporre alla mancanza di fede e di ideali che il paese sta attraversando e, in una memorabile splash page che conclude l’episodio, decide di tornare a rivestire i panni della Sentinella della Libertà!

Grazie a Englehart, Capitan America è finalmente tornato, profondamente trasformato nell’intimo ma pronto ad affrontare le nuove sfide che lo attendono.

(continua)

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Magazine uBC Fumetti

Captain America è © Marvel Characters, Inc. Questo speciale è un’iniziativa indipendente di uBC Fumetti, non promossa dall’editore.Captain America © Marvel Characters, Inc. · iniziativa indipendente

Marco Corbetta

Fotoreporter zagoriano

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