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Cinema & Fumettipuntata 2 di 13 · in onda dal 14.02.2024
Rubrica · Cinema & Fumetti

"Dellamorte Dellamore" - Il film ante litteram su Dylan Dog

Michele Tarzia · 09.03.2024 · 7 min di lettura
in questa pagina · 3 sezioni
  1. Breve sinossi della storia
  2. Tra Cinema & Fumetti
  3. Le pellicole

Questa rubrica di Cinema & Fumetti nasce in maniera “aperta” nel senso più elastico del termine. Non parleremo esclusivamente di trasposizioni fedeli da fumetto a film, ma ci occuperemo, come in questo articolo, anche di quei rapporti trasversali tra le due forme d’arte o di come il fumetto omaggia il cinema.
In questo nuovo articolo, andremo ad approfondire il film Dellamorte Dellamore (1994) di Michele Soavi e la storia di “quel” Dylan Dog che nacque dalle pagine scritte nel 1983 dal racconto omonimo di Tiziano Sclavi che, solo successivamente, pubblicherà nel 1991.
Sono passati esattamente trent'anni da quando questo film uscì nelle sale cinematografiche italiane nel marzo del 1994 e ancora oggi siamo qui a parlarne. 
Il mio ricordo legato al racconto di Sclavi è fissato in un momento preciso delle scuole superiori, dove rammento con chiarezza il libro in cui era incastonato. Un grosso tomo giallo e blu, sulla letteratura italiana, con le pagine rovinate dalle varie mani che lo avevano preceduto. Da lì in poi, dopo anni da quella lettura, vidi il film - poi la lettura di alcuni albi di Dylan Dog.
Ad un certo punto, tutto fu chiaro…

Breve sinossi della storia

A Buffalora, immaginaria cittadina italiana all'apparenza tranquilla, il custode del cimitero locale, Francesco Dellamorte, (nel film interpretato da Rupert Everett) affiancato dal suo aiutante Gnaghi (François Hadji-Lazaro), è testimone di una strana epidemia: i cadaveri si risvegliano entro sette giorni dalla morte e diventano aggressivi, pertanto devono essere neutralizzati, per evitare il peggio. 

Dellamorte si innamora di "Lei", una donna che sembra reincarnarsi continuamente (interpretata da Anna Falchi) ed è - suo malgrado, protagonista di avvenimenti mortiferi e grotteschi, al confine della follia. Romanzo e film si presentano con similitudine, dando un tocco di quella bella (ad oggi mancante) atmosfera horror anni ‘90 dei film cult di genere. Nostalgicamente oggi ne avremmo molto bisogno di tornare a quei film che sapientemente venivano raccontati con grazia e amore, con quel tocco di amator che oggi viene visto come qualcosa di sbagliato, di dilettante.

Copertina del libro a cura di Angelo Stano

Tra Cinema & Fumetti

Nei diversi saggi che ho letto e spulciato sul rapporto tra Cinema & Fumetti, nessuno inserisce  la pellicola di Michele Soavi nella categoria di film trasposti dal personaggio di Dylan Dog.
In parte hanno ragione, semplicemente perché il film non riprende esplicitamente una storia o un albo dell'Indagatore dell'incubo e, quindi, non viene storicizzato in tal senso - perché non c'è un esplicito rimando. È semplice trasposizione dal romanzo, edito nel 1991 da Camunia.
Del resto, chi legge Dylan e chi ha visto il film sa che invece questa è l'unica trasposizione fedele del personaggio creato da Tiziano Sclavi. Tanto che la prima stesura risale al 1983 quando ancora Dylan non era neanche vicino al suo esordio in edicola che invece arriverà nel settembre del 1986. In quasi dieci anni, a cavallo tra 1980 e 1990, Sclavi diviene un'icona del panorama fumettistico italiano facendo uscire un romanzo, una serie da edicola che diventerà cult nel giro di pochissimo tempo e un film.
Tra le altre cose che Sclavi porterà avanti è bene ricordare la rivista Pilot, di cui ne fu direttore e, soprattutto, come dimenticare i suoi redazionali prettamente splatter.

Dylan Dog e il nuovo assistente Gnaghi nel n. 402 "Profondo rosso"

Tornando al film, nello specifico al suo incipit, che senza nessuna pretesa potremmo definire come ‘iconico’, tanto incisivo e bello da essere poi ripreso da diversi autori, nell'omaggio alla scrittura di Sclavi (anche il romanzo è scritto come forma di una sceneggiatura).
Nel fatidico, tanto odiato ma (forse) anche amato ‘reboot’ di Roberto Recchioni, con il Dylan Dog 666 - si andranno a recuperare alcuni aspetti che palesemente richiamano e riprendono il personaggio di Francesco Dellamorte.

Le prime pagine del n. 402 Il tramonto rosso, (nello specifico da pg. 21 a pag. 28) sono la trasposizione fedele a fumetti dell'inizio del film di Michele Soavi, e si noti come - sia nel film, che nelle tavole disegnate magistralmente da Corrado Roi e Francesco Dossena, la scrittura di Sclavi viene fortemente mantenuta intatta anche dal curatore/sceneggiatore Recchioni.
Tra l’altro, in questa nuova veste, Dylan perde il compagno storico e spalla Groucho per essere sostituito proprio da Gnaghi, personaggio spalla che fu aiutante e amico di Francesco Dellamorte nel cimitero di Buffalora.

Ecco quindi che tra i due personaggi Francesco/Dylan (oltre all’inevitabile confronto con Rupert Everett) si crea qualcosa di magico che ha portato negli anni a far sì che Sclavi non distogliesse mai del tutto l’attenzione sul passato di Dylan Dog - come è abbastanza chiaro che Dylan è "figlio" di questa scrittura, poi modificato in parte per la serie da edicola. 

C’è stato un tempo prima Dylan Dog e un tempo dopo - ed oggi, conoscendo le sue svariate sfumature, apprezziamo il grande lavoro portato avanti da Tiziano Sclavi e la sua instancabile voglia di curiosità.

Francesco Dellamorte e il suo assistente Gnaghi - Scena del film "Dellamorte Dellamore"

Non tutti si ricorderanno che nel 1985 doveva uscire una storia a fumetti dedicata al personaggio di Francesco Dellamorte.
Sclavi decise di scrivere un fumetto ispirandosi alla sua stessa sceneggiatura e, ad interpretare questa nuova missione "sclaviana" fu chiamato Claudio Villa, che disegnò, tra l’altro, due tavole. Fumetto che doveva uscire sulla rivista Orient Express ma che non vide mai la luce per prematura chiusura della testata. 
Vi riporto qui le due tavole per avere anche uno sguardo ulteriore alle varie trasposizioni che il romanzo nel corso del tempo ha affrontato.  
Ben prima che Dylan nascesse, quindi - ci furono una serie di vicissitudini che stavano portavano Tiziano Sclavi sulla retta via, quella strada che nel 1986 poi diverrà realtà nella pagine della Daim Press (oggi Sergio Bonelli Editore) con il n.1 L’alba dei morti viventi. Saranno poi lo stesso Villa e Stano a dare graficamente lo stile che oggi conosciamo di Dylan Dog.

 

<<Oltre la fantascienza, l’altra serie del 1986 potrebbe essere horror… Secondo me vale la pena di tentare.>>
Con queste parole Sclavi presentava il progetto di Dylan Dog all'editore, nella primavera del 1985. In mente aveva già tutto - una persona lungimirante se lo vediamo oggi sotto un’ottica storica - e in questo articolo ho cercato di delineare un percorso tra romanzo, film e fumetto che, appunto, appare come una di quelle poche eccezioni nella storia dell’arte che abbia potuto contare su diversi media.
Ad oggi, trent'anni dopo, questo è il film che meglio traspone il personaggio di Dylan Dog. Non c’è produzione che tenga davanti alla bellezza delle immagini create da Michele Soavi, immaginario horror con quel tocco di umorismo nero che danno un forte equilibrio al film e che si porteranno dietro sempre quella bellezza anni ‘90, quel tocco "orrorifico" figlio dei grandi maestri del genere. Si veda la filmografia di Dario Argento che, tra l'altro, è il regista con cui Soavi ha iniziato la sua carriera.

Locandina del film "Dellamorte Dellamore" di Michele Soavi

Le pellicole

Dellamorte Dellamore resta, al momento, l'unica visione filmica del personaggio di Dylan Dog, anche se - giusto citare, esistono dei film usciti ma che non hanno avuto la fortuna di essere apprezzati dai fan di Dylan, né tanto meno per aspetto critico. 

Tra i più conosciuti c’è Dylan Dog. Il film - pellicola che va a scardinare tutti gli stilemi classici e fenomenologici del personaggio creato da Sclavi tanto che ad oggi ci si chiede come abbiano potuto fare un sacrilegio del genere! Tra l’altro, l’attore che interpreta Dylan è Brandon Routh, conosciuto per aver dato il volto a Clark Kent in Superman Returns. Basta solo pensare che l'ambientazione del film non è Londra ma New York...
Nel 2014, invece, sul fronte italiano esce Vittima degli eventi, un film di Claudio Di Biagio che si ispira liberamente al personaggio di Sclavi ma non presenta la supervisione della Sergio Bonelli (il primo film della Bonelli Entertainment sarà Dampyr - uscito nel 2022 per la regia di Riccardo Chemello).

Aspetto poco conosciuto, ma importante, è quello legato ai cosiddetti “fan movie” che hanno trasposto meglio di grandi produzioni le caratteristiche dylandoghiane. 
Ne cito solo alcuni: Dylan Dog (1991) di Maurizio Giacobetti e Andrea Di Luzio, Dylan Dog: l’inizio (2011) di Roberto D’Antona e Freddy vs Dylan (2015) di Denis Frison.
Altri e diversi film sono stati fatti su l'indagatore dell’incubo, tutti questi sono liberamente tratti o ispirati, ma mi riservo di farvi aspettare per una prossima puntata interessante… 
Non mi soffermo su di essi perché ne parlerò - appunto, in un articolo all’interno di questa rubrica di Cinema & Fumetti - ma vi basti sapere che molti di questi film possono essere visti gratuitamente (e legalmente) su internet.

“

La morte, la morte, la morte furiosa,

la morte maligna, la morte pietosa,

la morte sicura, la morte carogna,

la morte che ha il muso di topo di fogna,

la morte trionfante, la morte gloriosa,

la morte che arriva, la morte mia sposa,

la morte che danza, la morte civetta,

la morte, la morte, la morte che aspetta...

Tiziano Sclavi

”

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