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La SBE cerca di stare al passo coi tempi
Da un po' di tempo a questa parte la Sergio Bonelli Editore, quella che molti
ritengono ancora una casa editrice pachidermicamente arroccata sulla riproposizione nei
secoli dei secoli di personaggi seriali sempre uguali a se stessi, scritti e disegnati
secondo canoni immutabili, ha cercato di rinnovare quanto più le era possibile la propria
concezione del fumetto. Forse per la necessità di adeguarsi ai tempi (il solito discorso del
dover fronteggiare il fatto che manga, anime, videogiochi e
telefilm alla Lost hanno la meglio, se non sull'immarcescibile Tex,
certamente su prodotti come Nick Raider e Mister No, talmente stantii, da molti anni a questa parte, da
essere infatti passati a miglior vita), forse, semplicemente, per il recente prevalere, ai
piani alti della casa editrice, di autori maggiormente aperti all'innovazione e alla
sperimentazione. Se, da quaranta a circa quindici anni fa, la capacità della Sergio Bonelli Editore di uscire
dai solchi già tracciati era stata sporadica, benché significativa (sto alludendo, per chi
non lo capisse, alla Storia del West, a Un Uomo, un'Avventura, a Ken
Parker, al primo Nathan Never...), negli ultimi dieci anni la maggior parte
delle proposte della Sergio Bonelli Editore ha rappresentato un tentativo di creare
qualcosa di diverso rispetto alla più o meno marcata convenzionalità delle sue testate
storiche.
su Bacilieri (nella SBE)
Critica
su Bonvi (nella SBE) 1/2
Critica
su Bonvi (nella SBE) 2/2
Critica
su Volto Nascosto
Critica
Si iniziò col creare, poco importa se in modo maldestro, una collana di
one-shot, poi trasformata in collana di miniserie vere o presunte (Zona
X). Si proseguì ammettendo un disegnatore anomalo come Bacilieri nello staff
di un fumetto già di per sé insolito come Napoleone e, in rapida accelerazione,
creando una collana di albi a colori dove furono pubblicati gli ultimi strepitosi lavori di
Bonvi, splendidamente illustrati da Cavazzano, varando, con Gea, una miniserie nelle cui trame - che toccavano fra
l'altro esplicitamente le tematiche più scomode dei nostri stessi tempi - venivano
scardinate le consuete (e rassicuranti) contrapposizioni bene/male e giusto/sbagliato. E sono recenti l'inaugurazione di una serie, Volto Nascosto, concepita come un unico romanzo a fumetti
suddiviso in quattordici albi-capitoli e la promozione infine - sulla scia del successo della
formula del graphic novel - di una vera e propria collana di "romanzi a fumetti".
Gli occhi e il buio
Annotazioni su edizione
Maxi Gregory Hunter
Critica
Un capolavoro (quasi) inaspettato... ed introvabile
E' in quest'ultima collana che è stato pubblicato, quasi in sordina, ovvero senza eccessivo
battage pubblicitario, "Gli occhi e il buio" di Luigi
Simeoni, un fumetto così ben strutturato (a partire dal lavoro di documentazione che ne
è alla base) da mettere quasi del tutto in ombra, al confronto, le ultime tre o quattro
annate intere dell'ormai bolsissimo, sebbene stravenduto, Dylan Dog.
Qui, però, sta il problema. Chi si trova a pubblicare un capolavoro come "Gli occhi e il
buio" non dovrebbe quasi farsi un vanto del fatto di poterlo annoverare fra i propri
prodotti? E, pur senza sperare in uno stratosferico numero di copie vendute (dato che il
grande pubblico preferisce, di solito, a film come "Big Fish" di Tim Burton,
gli effimeri quanto ripetitivi cinepanettoni), non dovrebbe diffonderlo in misura adeguata
nelle edicole e nelle fumetterie dell'intera penisola?
Purtroppo pare che anche per "Gli occhi e il buio" si stia ripetendo quanto già
accaduto, nei mesi scorsi, con altri one-shot pubblicati dalla stessa Sergio Bonelli
Editore. Questa primavera non riuscii a trovare neppure una copia, a Pisa, la città in cui
abito, del terzo albo di Leo Pulp. Ne trovai una, quasi fortuitamente, soltanto in
un'edicola della Versilia. Qualche tempo dopo non riuscii, di nuovo, a trovare nessuna
copia, nelle solitamente fornitissime edicole del centro, di "Dragonero", il primo romanzo a fumetti bonelliano. Ogni edicolante mi
ripeteva lo stesso ritornello: "Me ne è arrivata solo una copia e l'ho venduta
subito". Nella migliore delle ipotesi le copie arrivate erano due, ma ovviamente anche
la seconda copia era già stata acquistata. Alla fine riuscii a trovarne una copia in una sperduta
edicola di periferia. E anche in quel caso si trattava dell'unica
copia disponibile.
“Con "Gli occhi e il buio" sono stato fortunato: mi è capitato di essere il primo a chiedere, alle sette e trenta del mattino del giorno di uscita nelle edicole, l'unica copia disponibile”
Con "Gli occhi e il buio" sono stato più fortunato. Mi sono trovato per caso ad essere, alle
sette e trenta del mattino, il primo a chiedere l'unica copia arrivata, quel giorno stesso,
all'edicola che si trova davanti alla mia sede di lavoro. Nei giorni seguenti ho curiosato
in altre edicole del centro città, e come per Leo Pulp e per Dragonero ho potuto constatare
come, a pochi giorni dalla sua uscita, non vi fosse praticamente più traccia del romanzo di
Sime. Mi accorgo, inoltre, che la situazione è praticamente identica in tutta Italia e che
lo stesso Sime sta cercando di ovviare alla difficile reperibilità de "Gli occhi e il buio"
organizzando una sorta di pragmatico tam tam fra aspiranti lettori, edicolanti, distributori
e casa editrice.
Sull'incapacità di osare fino in fondo
Al che mi viene da rivolgermi, per la prima volta da trentacinque anni a questa parte
(ovvero da quando, all'età di sei anni, lessi il mio primo Zagor), a Sergio Bonelli in
persona per chiedergli: che senso ha creare un capolavoro se poi non lo promuovi a dovere?
Senza pensare a una tiratura talmente eccessiva da poter risultare velleitaria, perché non si è scelto di distribuire almeno una
mezza dozzina di copie per edicola, in media, del romanzo di Sime, un po' come accade per
spin-off di serie illustri come il recente Universo Alfa? Come si potrà quantificare il
successo di questo romanzo se non si offre ai lettori la possibilità di acquistarlo?
“Che senso ha creare un capolavoro se poi non lo promuovi a dovere?”
Poi penso, però, alla decisione di Bonelli di abbreviare di almeno un paio di episodi la
vita della scomoda Gea, al fatto che neppure la Sergio Bonelli Editore abbia trovato il coraggio di far
proseguire e concludere a Berardi e Milazzo, in una sorta di ultima
stagione, la saga di Ken Parker; penso alla mediocrità delle prime due strombazzatissime
miniserie del nuovo corso bonelliano, Brad Barron e Demian, e al fatto che
la stessa collana Romanzi a fumetti avrà, si vocifera, vita assai breve, anzi brevissima...
e allora mi viene il dubbio di far semplicemente parte di una minoranza, di essere un
ingenuo nel credere che ad un successo di critica debba necessariamente corrispondere un
considerevole numero di copie vendute...
E penso, quindi, che l'unica cosa che mi resta da fare sarà sapermi ritrovare ancora una
volta di buon'ora davanti ad un'edicola il giorno in cui uscirà il romanzo a fumetti di



