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Quando nasce e chi lo crea?
Pubblicato a puntate negli Stati Uniti tra il 1980 ed il 1991 sulla rivista "Raw" ed in seguito raccolto in volume, "Maus" è la graphic novel di Art Spiegelman, versatile autore satirico americano (ha collaborato con "Village Voice", "The New Yorker" e con "The New York Times", tra gli altri), che ha ottenuto il plauso di pubblico e critica, raggiungendo una popolarità planetaria. Tradotto in una ventina di lingue, nel 1992 è stata la prima graphic novel ad essere insignita di uno Special Award del premio Pulitzer, il massimo rinoscimento giornalistico mondiale.
Che cos'è Maus?
"Maus" parla dell'Olocausto, che Spiegelman ha trattato con la scelta stilistica, divenuta famosissima, di rappresentare i personaggi come animali antropomorfi. Gli ebrei hanno quindi il muso di
topi (maus, in tedesco), i nazisti di gatti, i polacchi di maiali, gli americani di cani e così via.
"Maus" è il racconto autobiografico della vita del padre di Art Spiegelman, ebreo polacco sopravvissuto all'Olocausto, dagli anni trenta alla fine della Seconda Guerra Mondiale, attraverso il matrimonio, le persecuzioni ai danni degli ebrei nella Polonia invasa dai nazisti, gli espedienti per sfuggire alla cattura, la prigionia nei campi di concentramento e la liberazione.
"Maus" parla anche del difficile e tormentato rapporto tra Art Spiegelman ed il padre: lo stesso autore è tra i personaggi della graphic novel mentre parla di quegli eventi con il padre, ormai anziano, tra gli anni '70 e '80.
"Maus" non cerca una facile emotività o commozione attraverso l'uso di frasi stucchevoli o retoriche (nel racconto di Vladek non c'è praticamente emozione) o delle immagini (poco estetiche e, solo in apparenza, semplici). La metafora degli animali antropomorfi, allontanando ogni possibilità di distrarre il lettore con fisionomie ben distinte o di identificarsi con i personaggi, consente a "Maus" di colpire duro con la ricca documentazione di un periodo storico tragico attraverso la disumana vita quotidiana dei singoli, in cui un pezzo di cioccolato è un tesoro inestimabile da difendere, esaltando il valore ed il peso della memoria per le generazioni future.
Chi sono i protagonisti?
Il principale protagonista della
metafora è Vladek Spiegelman. Da giovane è un uomo scaltro, con grande spirito di adattamento e capacità di vivere di espedienti durante le persecuzioni naziste, che consentirà a lui e alla moglie di sfuggire alla cattura per molto tempo e, successivamente, di sopravvivere nel campo di concentramento. Il Vladek anziano e malato è, invece, profondamente segnato dall'esperienza nel lager e dal suicidio della moglie Anja (la madre di Art, una figura più fragile, che non si riprese mai da quell'esperienza). Vladek è oggi la personificazione dello stereotipo dispregiativo dell'ebreo (la tirchieria e l'attaccamento alle cose materiali), addirittura razzista, con un carattere, comportamenti e atteggiamenti che logorano chi gli vive accanto.
Art, figlio di Vladek nato dopo la fine della guerra, è lo stesso autore di "Maus". Poco unito al padre, che va a trovare per raccogliere informazioni sull'Olocausto, con lo scopo preciso di trarne un libro a fumetti, si interroga spesso sulle difficoltà e sul significato di "Maus", in particolare dopo il grande successo internazionale ottenuto dalla prima parte.
Altre figure ricorrenti sono Françoise (moglie di Art) e Mala (seconda moglie di Vladek, esasperata dalla vita con lui). Per il resto, "Maus" propone una vasta galleria di personaggi di contorno della giovinezza di Vladek: amici, parenti, badanti, conoscenti, polacchi, traditori, nazisti, kapò, compagni di prigionia, americani ecc. ecc.
Qual è l'ambientazione della storia?
Negli anni settanta/ottanta "Maus" è ambientato negli Stati Uniti, nelle abitazioni del Vladek anziano: Rego Park (New York) nella prima parte, Catskill e Florida nella seconda (in località di villeggiatura).
I flashback della prima parte si svolgono principalmente a Sosnowiec (Polonia), dove Vladek vive in seguito al matrimonio con Anja, dapprima nella casa dei genitori di lei ed in seguito nel fatiscente ghetto ebraico o in rifugi improvvisati. Nella seconda parte di "Maus" gli eventi hanno luogo in prevalenza nei campi di concentramento di Auschwitz e Dachau.
Guida alla lettura
"Maus" è stato originariamente pubblicato negli Stati Uniti, a puntate, tra il 1980 ed il 1991 (Spiegelman ci ha lavorato, tuttavia, sin dai primi anni '70) sulla rivista "Raw" di sperimentazione grafica e fumetti (fondata da Spiegelman e dalla moglie Françoise Mouly). E' composto di due parti: "Mio padre sanguina storia" (sei capitoli) e "E qui cominciano i miei guai" (cinque capitoli), riuniti in volume rispettivamente nel 1986 e 1991.
In Italia "Maus" è stato pubblicato a fascicoli sulla rivista "Linus" dall'inizio degli anni ottanta, in seguito raccolti in due volumi editi da Milano Libri (da tempo fuori catalogo).
Del 2000 è l'edizione di Einaudi, in volume unico, con una nuova traduzione. La prima parte di "Maus" è stata ristampata nel 2004 all'interno dei "Classici del fumetto di Repubblica". L'edizione di Einaudi, facilmente reperibile in libreria, rappresenta attualmente la possibilità più agevole per possedere, in lingua italiana, questo capolavoro del fumetto nella sua interezza.
Dicono di lui
"Maus è una storia splendida. Ti prende e non ti lascia più. Quando due di questi topolini parlano d'amore, ci si commuove, quando soffrono si piange. A poco a poco si entra in questo linguaggio di vecchia famiglia dell'Europa orientale, in questi piccoli discorsi fatti di sofferenze, umorismo, beghe quotidiane, si è presi da un ritmo lento e incantatorio, e quando il libro è finito, si attende il seguito con la disperata nostalgia di essere stati esclusi da un universo magico."
Umberto Eco, dal retrocopertina dell'edizione Einaudi
"... un'opera notevole, imponente per concezione ed esecuzione... insieme romanzo, documentario, libro di memorie e fumetto"
Jules Feiffer
"... an epic story told in tiny pictures" (... "un'epopea narrata a disegni minuscoli")
New York Times del 26 maggio 1985, dall'articolo "Cats, mice and History - The Avant-carde of the comic strip" di Ken Tucker
"Non c'è bisogno di essere un ebreo, né un prigioniero di un campo di sterminio per essere rapiti da questo libro. Chiunque abbia cercato di comprendere il mistero dei propri genitori, e come il XX secolo li abbia trattati, troverà in Maus una chiave che aprirà la serratura"
The Observer
"Maus è la trasfigurazione della possibilità di dire l'impossibile attraverso la pietas artistica"
Moni Ovadia
"... i topi di Maus sono tali per spiazzarci. Per metterci a disagio. Per toglierci la terra sotto i piedi. Non hanno le orecchie grandi. Non sono caricature di topi. Sono topi stilizzati [...] ... sono gli uomini che vengono tipizzati, non viceversa. Se questo è un uomo, ha scritto tragicamente Primo Levi. Spiegelman gli risponde dalla prima vignetta."
Luca Raffaelli, introduzione del volume di "Maus" per "I classici del fumetto di Repubblica"
"Affermare che nel caso di Maus la bellezza del testo risiede proprio nelle parole di Vladek e nel suo linguaggio sgrammaticato potrebbe sembrare un paradosso, tuttavia sono proprio quelle parole e quel linguaggio così arduo da riprodurre che trasmettono l'essenza del personaggio e la gamma di emozioni che scaturiscono dal racconto della sua vita."
Cristina Previtali, dalla "Nota del traduttore" dell'edizione Einaudi
"Maus non è solo uno dei capolavori assoluti dell'arte sequenziale, ma anche uno dei patrimoni della narrativa novecentesca, il libro che ha ridato centralità al dibattito attorno a questo particolarissimo tipo di linguaggio fatto di parole e immagini: il fumetto."
I classici del fumetto di Repubblica, retrocopertina



