dall’archivio di uBC · 1996–2016Recensione · Eroi Bonelli

Is there anybody out there?

Brad Barron n.2 “Fuga da Manhattan”

pubblicato
30.06.2005
lettura
4 minuti
Copia anastatica dell’originale
: voto originalescala 1–7
Soggetto2/7
Sceneggiatura2/7
Disegni4/7
globale24%
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  1. Testi
  2. Disegni
  3. Globale

Testi

Chi scrive ha avuto modo di leggere e ascoltare opinioni contrastanti su questo secondo albo di "Brad Barron": critiche feroci, entusiasmo, delusione, sufficienza sono solo alcune delle sensazioni derivanti dalla lettura di questa "Fuga da Manhattan". Eppure chi scrive non si sente rappresentato da nessuna di queste definizioni, perchè ad una prima lettura, così come ad una seconda e ad una rapida terza, ciò che rimane in mano è... niente. Sonno. Noia.

94 pagine riempite di scene lente, dialoghi pesanti, didascalie fuori luogo, comprimari stereotipati. Il collega Loi, nella recensione del n.1, diceva tutto qui, per questo primo numero. Bene, senza dubbio questa frase calza a pennello anche per questo secondo albo, privo di qualsiasi entusiamo, di brividi, di animo. Va premesso che Faraci non aveva alcuna intenzione di innovare il mondo Bonelli proponendo una miniserie eclatante e fuori da qualsiasi canone, quindi è necessario avvicinarsi a "Brad Barron" con la consapevolezza di leggere un prodotto decisamente classico.

Tuttavia, questa necessaria canonicità della serie non dovrebbe implicare per forza la piattezza che si respira nell'intero albo: in questo n.2 ogni scena è forzatamente diluita e ammorbata (è il caso di dirlo) con banalità e povertà di idee. Perchè mai una manica di cialtroni come i Morb dovrebbe essere così invincibile? Dove sono la potenza e la sagacia con cui hanno conquistato New York (la Terra intera, forse)? Quali armi devastanti sfoggiano per soggiogare gli umani? La facilità continua con cui Brad riesce ad avere la meglio su di loro è decisamente irritante, così come la vigliaccheria di qualsiasi altro essere umano sopravvissuto.

Non c'è spessore nei Morb, così come non c'è spessore nei pochi newyorkesi nascosti nei sotterranei, figure tagliate con l'accetta: in primis l'amico che morirà per Brad (e siamo a due... ne morirà uno per albo?), macchietta incolore, ma anche Rick, il molosso agli ordini del sindaco filosofo Kirkard, e infine lo stesso Kirkard, portatore di una morale di mera sopravvivenza pensata per far brillare ancora di più l'eroismo di Brad.

Cosa resta, quindi, se si eliminano i mostri a metà tra Dylan Dog e Nathan Never, l'ottusità dei Morb e l'arrendevolezza degli umani? Resta Brad, l'inossidabile e invincibile Brad, l'unico in grado di salvare la Terra, la moglie, la figlia, gli amici e quant'altro. Ben venga l'eroe tutto d'un pezzo, dunque, ma che sia accompagnato da un degno scenario, e non da questo pallido e insapore finto mondo anni '50. Ciò che manca a questa serie non è tanto un personaggio carismatico, cosa che Brad può essere a suo modo, quanto un adeguato mondo circostante, nel quale Brad spicchi per i suoi meriti, e non certo per i demeriti altrui.

Trantor, Arrakis, Neo-Tokyo, Dorok e Tolmekia sono solo alcune delle ambientazioni fantascientifiche più celebri e ben riuscite della letteratura, in grado di lasciarsi ricordare da sole, per la complessità dell'affresco sociale che propongono. "Brad Barron", invece, offre solamente Brad Barron, senza spunti, senza slanci o approfondimenti. Esaurite la vena pulp (più o meno amata dal lettore medio) e la granitica morale del protagonista, non rimane nulla in mano. Senza dubbio due soli albi sono decisamente pochi per stroncare una serie, tuttavia va ricordato che qui si parla di una mini-serie, e 1/9 dell'opera è già andato bruciato, senza che ci sia stata una convincente dimostrazione del valore di "Brad Barron".

Disegni

Discreto il lavoro di Anna Lazzarini, per la prima volta all'opera (interamente da sola) su un albo che non sia di Legs Weaver. Intensi i primi piani (nonostante la lunghezza variabile della barba di Brad) e buona la cura per i dettagli e le ambientazioni, ma va sottolineata una certa legnosità nelle scene d'azione, con i personaggi spesso troppo rigidi e "piantati" sulle gambe. Nel complesso, quindi, un prodotto ben confezionato ma freddo, forse troppo anonimo, specie rispetto ad albi brillanti come "Traffico d'armi" o "I ladri del tempo"

Globale

BB parte II, e ancora non ci siamo: manca decisamente qualcosa! L'anima? La verve? L'ironia? Un mondo intero? Questo ed altro. Se l'esperimento di Gregory Hunter proponeva troppo in tutti i sensi, questo "Brad Barron" propone decisamente poco e, a conti fatti, annoia.

Un mese fa, sempre il collega Loi diceva che se nei prossimi diciassette mesi assisteremo solo a una gran sequela di BZZAAAPP!, frasi retoriche e niente più, allora lamenteremo l'ennesima occasione sprecata: siamo già al secondo mese e la sua previsione rimane ancora valida. Cambierà qualcosa col terzo albo?

Vedere anche la scheda della storia.