dall’archivio di uBC · 1996–2016Recensione · Eroi Bonelli

Gli ultimi saranno i primi e i primi gli ultimi

Tex Willer G17 “Mercanti di Schiavi”

pubblicato
31.08.2003
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Testi

Chi erano gli "ultimi" nelle storie di Tex? Erano i personaggi di contorno, i comprimari, quelli bisognosi d’aiuto, quelli che Tex proteggeva e ai quali mai chiedeva di combattere o di rischiare la vita al posto suo. Erano uomini e donne in cerca di giustizia, ai quali Tex portava sempre giustizia, incaricandosi di mediare, col suo modo schietto ed efficace, tra la giustizia divina e le imperfette leggi umane, tra il Bene e il Male. Gli innocenti venivano salvati, i torti raddrizzati, i malvagi puniti. E tutto ciò grazie a Tex e ai suoi pards, gli unici "primi" delle avventure bonelliane, i veri motori "mobili" delle indagini, degli interrogatori, della faticosa ricerca di tracce, dello studio dei piani d’azione, del contrattacco alle perfide azioni del malvagio, dei pestaggi e delle risse, delle sparatorie e dei duelli, dei rapimenti e delle fughe, degli assedi e delle eroiche resistenze, della vittoria e della punizione del cattivo.

Oramai, i ruoli si sono invertiti.

Storia dopo storia, il Tex nizziano è sempre più bisognoso d’aiuto e immeritatamente baciato dalla fortuna, che lo soccorre sotto forma di veri e propri deus-ex-machina aventi spesso le sembianze di quegli "ultimi" che Tex aveva giurato di difendere o aveva promesso di liberare. E che non si limitano a fornirgli indizi e informazioni, ma che arrivano addirittura a risolvere la situazione in sua vece, dopo che Tex, rincorrendo e subendo gli eventi, invece di determinarli, si dimostra inadeguato al suo ruolo (e, ci permettiamo di aggiungere, alla sua tradizione e al suo mito).

Ma veniamo alla storia

Il soggetto è l’unica nota positiva di tutto l’impianto: la ricerca della leggendaria miniera da parte dei frati consente a Nizzi di sfruttare temi e ambienti sempre carichi di fascino, vale a dire la "caccia al tesoro" e la Missione; l’impiego disumano dei prigionieri della miniera dà modo di introdurre il tema dei "mercanti di schiavi", complessivamente poco sfruttato nella lunga saga "texiana"; la rivolta dei minatori, col suo promettente carico di vendetta e di riscatto, costituisce indubbiamente il perno sul quale si regge la storia quantomeno nella seconda parte, e l’occasione per vedere Tex e Carson alla guida dell’epica ribellione (o almeno così speravamo).

Storia discreta o sufficiente, allora? No, nient’affatto.

Perché nel momento in cui Nizzi passa alla sceneggiatura, riesce a vanificare gli elementi positivi del soggetto, trasformando circa 180 delle complessive 224 pagine in una sorta di lunghissimo prologo a quella che, stando alle premesse, avrebbe dovuto essere la scena portante del racconto, ossia la sofferta rivolta dei prigionieri della Barranca, propiziata da Tex e Carson. La lettura della storia sembra suggerire che l’autore, non avendo o pur avendo predisposto la scaletta e calcolato lo spazio da dedicare alle singole scene, sia arrivato troppo "lungo" in prossimità del finale, e sia stato costretto a tirare le fila della vicenda in modo eccessivamente frettoloso. È come se Nizzi, avendo ben chiari solamente l’inizio e la fine della storia, avesse cercato di riempire lo spazio rimanente con qualche scontro tra i buoni e i cattivi, procedendo scena per scena grazie all’intervento dei famosi deus-ex-machina di cui si parlava più sopra, e si fosse poi trovato nella necessità di risolvere troppi elementi in troppo poco spazio. La sensazione che ne deriva è quella di un confuso mosaico, di una sceneggiatura poco curata, volta a giustificare la povertà di logica di alcune scene e del legame tra una scena e l’altra.

Intendiamoci, qua e là ci sono anche degli spunti interessanti. Ci riferiamo in particolare alla varietà delle locations, e alla presenza di un maggior numero di scene d’azione (quantomeno rispetto a gran parte delle storie nizziane degli ultimi anni), alcune delle quali strutturate con un minimo di suspance (pag.76 e 105). Ma ciò che dovrebbe essere la regola, nelle storie di Nizzi è ormai diventato l’eccezione: gli elementi citati vengono soffocati dai suoi soliti difetti, ripetutamente elencati in molte delle nostre precedenti recensioni (si veda, ad esempio, la recensione di Loi a "Il mercante francese" n.508/510.

Quanto al resto, ci permettiamo di focalizzare brevemente l’attenzione sugli elementi che, a nostro giudizio, rendono gravemente insufficiente la storia, vale a dire i dialoghi, lo schema ricorrente che vede l’intervento dell’aiuto dall’esterno e, non ultimo, lo stravolgimento operato su Tex.

DIALOGHI Non ha molto senso andare a vedere se spiegazioni, supposizioni e ipotesi siano presenti in numero maggiore o minore rispetto alle precedenti storie di Nizzi, anche se non possiamo non rilevare come molti dialoghi sonnacchiosi facciano il paio con il ritmo dilatato della storia: occorrono tavole intere per trovare una locanda situata in una piccola piazza con un pozzo o per andare dall’entrata del Convento delle suore alla cella di Padre Eliseo. Quello che ci preme evidenziare è come certi dialoghi tra i protagonisti (Tex e Carson, in primis) contribuiscano ad enfatizzare le brutte figure rimediate, finendo per amplificare ancora di più (se possibile) l’impressione fortemente negativa fornita dai due pards e dai loro antagonisti (si vedano le incongruenze di carattere comportamentale segnalate nella scheda).

TEX Fa piacere vedere Tex interrogare un sospettato alla "sua" maniera, saltare da un albero su un cavaliere al galoppo e difendere un bambino dalle molestie di un soldato. Ma non ci fa affatto piacere vederlo mentre abbandona due sentinelle inermi condannandole a saltare in aria insieme alla polveriera. Forse si tratta semplicemente di un’ulteriore "evoluzione" del Tex nizziano. Tuttavia, non essendoci ancora abituati e rassegnati a tale evoluzione, ci pare doveroso individuare, nell’episodio di pag.224, la prova di uno stravolgimento caratteriale quasi definitivamente compiuto.

DEUS-EX-MACHINA Ce ne sono ben otto, in questa storia (sette, se contiamo che Padre Eliseo interviene due volte) : il conducente del carro, che sopravvive miracolosamente e che riconosce uno dei rapitori; la bambina, che è al corrente degli affari poco puliti del padre; il secondino della caserma, che favorisce la fuga dei pards invece che la loro morte; il giornalista di Hermosillo, che toglie Tex e Carson da una brutta situazione e li porta da Padre Eliseo; lo stesso Padre Eliseo, che avvisa i pards dell’arrivo di Torres; il povero Paco, che offre loro l’opportunità di impossessarsi delle divise dei soldati; il piccolo Juanito, che avvisa i pards dell'arrivo di Torres; e infine Padre Eliseo, che appare giusto in tempo per distrarre Obregon e Torres permettendo a Tex e Carson di salvare gli ostaggi.

In conclusione: se l’iniziativa è tutta degli ‘ultimi’, è chiaro che Tex non può far altro che rimanere in un angolo a domandarsi quando tornerà ad essere ‘primo’.

Disegni

Discreta la prova del disegnatore iberico Manfred Sommer, in particolare nella seconda parte della storia, dove il tratto si sporca maggiormente e l’autore dimostra di aver ripreso confidenza con la tecnica di un medium abbandonato per più di 12 anni. A fare le spese dei tanti anni dedicati alla pittura sono soprattutto le scene d’azione, che ritraggono figure sproporzionate in pose statiche e innaturali, a volte addirittura comiche (come nella sparatoria di cui alle pagg.122-128).

Ci pare che l’autore dia il suo meglio nell’illustrazione degli scenari, naturali e non (la missione di San Juan, i paesaggi della Sonora, il villaggio di Santa Clara, l’intera zona della Barranca) e nella caratterizzazione dei personaggi di contorno (da Padre Mateo agli sgherri di Obregon, da Padre Eliseo al giornalista Moncado, dalla gente di Santa Clara ai soldati e ai minatori della Barranca).

La nota maggiormente dolente riguarda proprio Tex, a tratti irriconoscibile, nella fisionomia come in certe sue espressioni (una per tutte, quella alle pagg.58/9), e a tratti (non molti, a dire il vero) sufficientemente determinato.

C’è però da dire che Sommer, che ha dichiarato di non aver mai letto Tex prima di disegnare questa storia, si è trovato per le mani una sceneggiatura certo poco adatta a ridestare pienamente la sua antica passione per il fumetto e per il genere western. Gli facciamo comunque i nostri migliori auguri per la storia che sta attualmente disegnando, sceneggiata da Mauro Boselli, e che comparirà nella serie regolare.

Un discorso a sé meriterebbe la copertina che, a parte la stonatura della gamba destra del messicano, presenta un bell’effetto d’insieme. I colori caldi e la dinamicità dell’azione (ripresa dalla scena di pag.106) ci restituiscono un Tex irruento e deciso, che purtroppo ha poco a che fare con quello che ritroviamo all’interno dell’albo.

Globale

Considerato il livello dei Texoni degli ultimi anni, non ci sentiamo di affermare che questo sia il peggiore. Certo è che, al di là delle considerazioni complessive sulla storia, ciò che pesa in maniera incisiva sul giudizio finale è l’evidente, progressiva erosione del mito di Tex.

Ciò che rimane, di questo albo "speciale", è la fastidiosa sensazione di aver letto una storia che avrebbe potuto non essere così insufficiente. Se e solo se non fosse stata una storia di (e con) Tex.

La Redazione

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