dall’archivio di uBC · 1996–2016Recensione · Eroi Bonelli

Bambine cattive

Dylan Dog n.182 “Safarà”

pubblicato
ottobre 2001
lettura
2 minuti
Copia anastatica dell’originale
: voto originalescala 1–7
Soggetto3/7
Sceneggiatura3/7
Disegni3/7
globale29%

Questa è una storia di ragazze che, se scattate loro una foto, diventano davvero molto, molto cattive. E la più cattiva di tutte è "Lei", antica amica (per parlar tra gentiluomini) del signor Hamlin, vecchia conoscenza interdimensionale del nostro Dylan.

A proposito di Hamlin, è impossibile non menzionare il cattivo servizio che viene reso al lettore mettendo il personaggio in copertina benché nella storia non appaia se non verso la fine.

Personalmente non ho problemi a conoscere il nome dell'assassino prima di leggere un romanzo giallo, ma questo spoiler così macroscopico altera nettamente aspettative e opinioni dei lettori sull'albo.

La storia in sé è semplice e scontata. Un'entità di un'altra dimensione ("Lei") usa un vecchio apparecchio fotografico, comprato nell'assai particolare negozietto di bric-à-brac di Hamlin, per invasare degli esseri umani (casualmente ;-), questo accade a donne giovani e belle, o quanto meno belle).

Quanto rimane è routine. C'è un'investigazione, c'è una spruzzata d'horror di maniera, accademico quanto basta per non provocare brividi che scuotano l'anima, c'è un "nemico" storico e amato dai lettori - nemico infido e malizioso (e a farne le spese sarà anche la "cattiva" della storia) . C'è anche, immancabile, una bella ragazza che finisce a letto con Dylan, e meglio ancora se la signorina in questione, Emily Rydell, è una delle prescelte da "Lei", così si può aggiungere un bell'effettaccio robusto quando la ragazza, terminato l'amoroso convegno, sta quasi per trasformarsi sotto gli occhi di Dylan, per poi rinunciare a fare del bell'indagatore dell'incubo il suo prossimo pasto: ah, l'amore! ;-) E si sa, nella saga dylaniana l'amore ha almeno la stessa importanza dell'orrore.

Anche Freghieri gira al minimo indispensabile. In un tripudio di belle ragazze, avendo a disposizione uno stuolo di modelle da ritrarre e a cui dar vita, egli sembra dimenticare di essere un'artista così sensibile ed abile nel dettaglio glamour, così attento sia all'anima che alla superficie della bellezza femminile. E invece le protagoniste di questa storia non risplendono di alcuna luce particolare, non lasciano intuire quei guizzi di ghiaccio trasparente che hanno negli occhi le donne di Freghieri, i loro volti non emanano quei bagliori che sembrano trasfigurare le sue pin-up in creature fatate; non hanno vita: né la timida Tippy Windham, né la sensuale Emily e neppure l'algida, elegante Penelope Newton.

Ruju porta comunque a termine il lavoro con mano professionale: i personaggi non "bucheranno" la pagina e non si fisseranno indelebili nella memoria, ma hanno quella verniciatura di personalità che li rende quanto meno credibili, e i dialoghi, onesti e piani, completano l'opera.

Vedi anche la scheda della storia.