Testi
Questo numero porta una piccola rivoluzione in casa Julia: Berardi sembra infatti ormai deciso a giocare con il lettore a carte scoperte.
Infatti, concedendosi per l'occasione anche un paio di gustosissime digressioni di sceneggiatura (l'incubo di Julia che contamina la realtà e la divertente parentesi con i robottini) costruisce un episodio che è particamente una confessione: non gli interessa (e non gli è mai interessato fin dall'inizio della serie) raccontare delle storie gialle, ma, molto coraggiosamente, vuole raccontare esclusivamente delle vicende umane. Quella di Julia, innanzitutto, donna prima che criminologa, e poi quelle di tutti gli altri protagonisti delle sue storie.
Disegni
Un discorso analogo può essere fatto anche per i disegni di Dall'Agnol: il suo stile infatti si sta assestando su di un segno assai meno appariscente di quello degli esordi, ma più attento alla sostanza, alla ricerca di una maggiore efficacia recitativa.
Nessun clamoroso rinnegamento del passato: certo, rispetto ai tempi di Dylan Dog, il segno di Dall'Agnol è ora più aperto ed impressionistico ed il nero non è più solo un colore ma inizia ad essere usato per definire luci e ombre, ma la sua talentuosa mano è ancora perfettamente riconoscibile sia nelle personali caratterizzazioni dei personaggi che nelle felici composizioni di molte inquadrature.
Globale
In sostanza un ottimo numero, che aggiunge anche qualche piccola novità ai meccanismi interni della serie, e lascia presupporre una ulteriore evoluzione in questo senso dei futuri episodi.





