dall’archivio di uBC · 1996–2016Approfondimento · Eroi Bonelli

L'eredità di Ken Parker

pubblicato
26.05.1998
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Copia anastatica dell’originale

quale personaggio bonelliano può raccogliere l'eredità di Ken?

di

Ken e Nick, disegni di Milazzo e Ramella · (c) 1998 SBE

Con la chiusura, apparentemente definitiva, di Ken Parker si è aperto un vuoto nel variegato spettro delle offerte Bonelli, venendo a mancare il personaggio che, per vent'anni, pur tra le numerose vicissitudini, aveva rappresentato il volto più umano, più vero, all'interno della straordinaria galleria di personaggi della casa editrice. Ora che, probabilmente in modo definitivo, dati i futuri impegni di Berardi, Ken scompare dalle edicole italiane, qual è la serie Bonelliana che può raccoglierne l'eredità quale vetrina di un'umanità più autentica e di quell'approfondimento psicologico operato con ammirevole semplicità da Berardi in primo luogo, ma in genere da tutti gli sceneggiatori della serie? Come è naturale, ciascuno potrà rispondere secondo il proprio gusto, le proprie simpatie personali; e tuttavia, esiste una serie che risponda, oggettivamente, a dei criteri tali da andare oltre le preferenze di ognuno? Una serie dove la complessità dell'Uomo viene rappresentata al meglio?

A prima vista si fa abbastanza in fretta a sfrondare la lista, certo non per scarsa qualità delle serie. Tutti gli attuali personaggi Bonelli vanno a soddisfare ben individuate esigenze all'interno del mondo dei lettori italiani di fumetti, alcuni raccolgono maggiori consensi di altri sul mercato editoriale, ma tutti sono realizzati al meglio; tuttavia proprio per le loro caratteristiche non tutti hanno la necessità di ricercare un approfondimento, un maggiore spessore umano del personaggio.

Tex e Zagor sono dei "tipi" perfetti ed il processo di umanizzazione operato negli ultimi anni ne ha fatto, ormai, dei personaggi pienamente maturi. Un'ulteriore evoluzione, sulla scia di quanto già fatto sino ad ora è auspicabile, ma certamente non uno stravolgimento del loro carattere, Tex e Zagor appartengono, nel nostro immaginario, all'avventura più classica e l'hanno rappresentata e la rappresentano in modo così compiuto proprio perché non sono dei personaggi a tutto tondo e quindi l'elemento fantastico (in Zagor specialmente) non deve fare i conti con un impianto realistico ingombrante che finirebbe per soffocare lo specifico avventuroso.

Un "tipo" è anche Mister No, rappresentante dell'avventuriero generoso e simpatico, dal grande cuore. E' uno dei personaggi più riusciti del fumetto italiano e la sua carica umana è innegabile. Tuttavia Jerry Drake sembra destinato a dover restare confinato nell'ambito, pur elastico, del suo cliché. Le storie ambientate a New York sembravano poter infondere nuova linfa al personaggio, facendolo espandere dai suoi limiti evidenti di caratterizzazione, esplorando lati inediti della sua figura e regalandogli un'umanità più vera e dolente di quella sino ad allora vista; la decisione di riportare il personaggio a Manaus può forse soddisfare la nostalgia e - ma queste sono considerazioni su cui non posso esprimermi - le vendite; tuttavia rappresenta uno stop al necessario rinnovamento di contenuti di una saga che si avvicina al quarto di secolo di vita.

I due ultimi nati di casa Bonelli sono altrettanto lontani dal rappresentare una risposta soddisfacente al nostro quesito: Magico Vento è ancora una volta un "tipo", realizzato con cura estrema - specie nelle prime tre o quattro delle storie viste sin qui, con un'attenzione al dettaglio anche psicologico abbastanza inedita - tuttavia sempre un "tipo": il ponte tra due culture inconciliabili. Punto di forza della serie, in effetti, è Poe, una delle migliori spalle dell'universo Bonelli. E' veramente sperabile che in futuro il personaggio di Poe venga portato sullo stesso piano di Ned, per fornire alla serie quello spessore emozionale che il personaggio principale, troppo calato nello stereotipo dai suoi realizzatori, non riesce a trasmettere, limitando, in tal modo, una serie ad altissimo potenziale e che in queste prime prove è rimasta al di sotto delle sue evidenti possibilità.

Napoleone, d'altro canto - forse la figura più originale fino ad oggi offerta dal marchio di Via Buonarroti - mi sembra rispondere ad esigenze artistiche e creative ben diverse dalla rappresentazione degli aspetti del sentimento umano. Personaggio di complessità inedita nel panorama del fumetto Bonelli si sofferma sui risvolti psicologici dell'agire umano, tralasciando o forse inglobando fino a farli sparire i risvolti emotivi e sentimentali; sembra operare, insomma, un passaggio ad un livello superiore, meno immediato, di analisi dell'uomo nel campo del fumetto. Mi sia permesso di esprimere un giudizio: 8 numeri sono assolutamente insufficienti per fornire anche solo una prima analisi di un personaggio così atipico e così ricco di potenzialità. Giusta, invece la scelta della bimestralità per mantenere l'alto standard delle storie.

Resta un ultimo personaggio da scartare, nonostante sia, in linea teorica, uno dei più interessanti. Pochi altri personaggi, infatti, potrebbero offrire come Legs materiale in grande abbondanza per una serie di grande impatto umano. Il passato ed il presente dell'agente speciale Alfa sono ricchi di spunti rimasti inesplorati, la carica umana di Legs è lasciata sullo sfondo, quasi una presenza fastidiosa, il confronto con Nathan Never evitato così accuratamente da essere diventato un aspetto ridicolo della serie, come se l'albo fosse un minorenne da tutelare dall'invadenza del fratello maggiore e non una serie che ha raggiunto la piena autonomia espressiva; e dire che, per le sue caratteristiche, Legs sarebbe un personaggio molto più tormentato di Nathan, molto più interessante in funzione di un'indagine psicologica approfondita. La scelta degli sceneggiatori, Serra in testa - di farne una serie oscillante tra l'azione pura e la comicità pura, scelta che ha regalato, per altro, autentici gioielli come la recente storia "all'inseguimento della mousse" ("Fuori orario", LW n.27) o quella delle "bambine a crescita rapida" ("Tre bambine in pericolo", LW n.16) - ne limita fortemente lo straordinario potenziale drammatico.

E gli altri? La scelta a questo punto sembrerebbe semplice: quale personaggio più del sofferto, umanissimo Nathan Never potrebbe essere l'erede naturale di Ken? A prima vista, nonostante le differenze di impostazione dei due personaggi - Ken Parker è stato più una vetrina di situazioni, di storie, di varia umanità, per così dire - Nathan Never è più uno studio sul personaggio, alle volte - Nathan appare, appunto, come l'unico possibile erede della creatura di Berardi. L'unico albo al cui interno venga dato spazio ad uno studio vero e proprio dell'anima umana. E forse, per il primo periodo della saga, questo è stato vero. Tuttavia, è innegabile che negli ultimi anni il personaggio Nathan Never, le storie, l'impostazione generale della serie abbiano subito una revisione. Certo non una rivoluzione: Nathan rimane un personaggio dalle innumerevoli sfaccettature, complesso, costruito sempre con profonda attenzione al dettaglio psicologico; le storie continuano a mostrare una ricerca di verità e realismo nella rappresentazione dei personaggi di contorno; la serie rimane centrata su temi di approfondimento umano. Pur con tutto questo, le scelte degli ultimi anni hanno posto l'accento su una dimensione molto più avventurosa del personaggio; è fuor di dubbio che Nathan Never sia diventato un fumetto d'avventura con connotazioni introspettive; ben diverso da quello che era all'inizio. La mia affermazione non vuole minimamente sminuire questa evoluzione (o, semplicemente, cambiamento), è solo una constatazione di quello che è avvenuto. Certo, a livello personale sento la mancanza di certe storie, certi dettagli che il Nathan Never degli inizi profondeva a piene mani e che ora ritrovo solo occasionalmente, come in "Hadija" (NN n.66).

Ed ora esaminiamo da vicino i tre superstiti. Sia Dylan Dog che Martin Mystère che Nick Raider potrebbero presentare caratteristiche tali da poter essere una scelta convincente. Pure, a mio giudizio, il solo Nick Raider mi sembra rispondere in pieno alla figura di possibile erede di Ken Parker. Cercherò di spiegare prima i motivi per cui Dylan Dog ed Martin Mystère non mi sembrano adatti a tale e ruolo e dopo i motivi per i quali, invece, ritengo che Nick Raider sia, per tematiche e spirito, la più vicina all'ideale parkeriano.

La Redazione

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